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Valseriana

Honegger, i sindacati: chiusura devastante per il territorio

Di Alessandra Raimondi9 novembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Lo storico cotonificio Honegger di Albino ha deciso la chiusura

Lo storico cotonificio Honegger di Albino ha deciso la chiusura

ALBINO — Il cotonificio Honegger ha annunciato la resa ufficiale. Per ragioni legate alla mancanza d’effettiva disponibilità finanziaria senza la quale le banche non se la sono sentita d’intervenire, l’azienda come previsto ha deciso la chiusura.

La situazione, secondo quanto comunicato da Confindustria Bergamo, è del tutto irreversibile e causata dal mancato assolvimento degli ordini dei clienti, i quali stanchi di aspettare si sono rivolti ad altri fornitori. La famiglia Zambaiti, proprietaria dell’azienda, si è detta però disponibile ad accogliere interventi di altri imprenditori che volessero attuare una nuova soluzione per ridurre il numero di disoccupati.

La vicenda aveva cominciato a prendere una piega drammatica quando il gruppo Lombardini ha rinunciato a costruire un supermercato Pellicano in un’area di proprietà della Honegger. Avrebbe portato la liquidità e le garanzie che alla fine sono mancate. Come se non bastasse, il partner indiano della Raymond Zambaiti ha sciolto gli accordi di joint venture davanti al mancato pagamento delle commesse.

Al momento i lavoratori proseguono nel presidio dei cancelli e sabato 17 novembre alle ore 10.00 è organizzata una manifestazione ad Albino presso l’auditorium con i lavoratori del cotonificio Honegger e la cittadinanza di Albino.

Alla manifestazione parteciperanno i sindacati che hanno invitato tutti i parlamentari e i consiglieri regionali bergamaschi per la verifica della situazione e la messa in campo di iniziative che possano garantire un futuro alle lavoratrici e ai lavoratori coinvolti nella crisi Honegger.

In un comunicato stampa sindacati e segretari generali di Cgil Cisl e Uil di Bergamo esprimono grandissima preoccupazione per la situazione e le prospettive relative al futuro dei lavoratori. E affermano che “le ultime notizie in merito al disimpegno da parte della famiglia Zambaiti per il proseguimento dell’attività produttiva dello stabilimento, unitamente all’opacità dei rapporti con le Banche, hanno determinato una situazione non più sostenibile. La chiusura dello stabilimento di Albino ha un impatto sociale devastante in un territorio già coinvolto da crisi e ristrutturazioni. In tutta la provincia di Bergamo da Gennaio 2012 ad oggi hanno perso il posto di lavoro 7.318 persone, di cui quasi 700 nella bassa Valseriana”.

Alessandra Raimondi

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