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Politica

Torre Boldone, l’ira di Benigni: su di me troppe falsità

Di Redazione8 novembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Stefano Benigni

Stefano Benigni

TORRE BOLDONE — Eh no, proprio non ci sta. All’indomani dell’intervista rilasciata a Bergamosera dal sindaco di Torre Boldone Claudio Sessa, il giovane esponente del Pdl Stefano Benigni replica alle critiche nei confronti dei laici, rappresentati fino alla settimana scorsa in Comune dall’assessore alla Sicurezza Giuseppe Rampolla, clamorosamente dimessosi per i contrasti con il resto dalla giunta.

Benigni, il suo nome è stato tirato in ballo dal sindaco Sessa. Come si spiega?
A Torre Boldone esistono diverse parti politiche. Io, fino alla settimana scorsa, mi riconoscevo in quella che faceva capo all’allora assessore alla Sicurezza Giuseppe Rampolla. A causa di una serie di attacchi politici che Rampolla ha ricevuto durante il suo mandato, siamo dovuti intervenire per far tornare le cose nel loro alveo, per cercare dei punti di equilibrio per mandare avanti l’attuale giunta. Sulla mia posizione sono state dette cose completamente false.

Il sindaco Sessa sostiene di aver fatto le sue scelte con il beneplacet della segreteria provinciale del Pdl…
Quando gli serviva la Lega chiedeva alla Lega, quando gli serve il Pdl chiede al Pdl, quando serve la segreteria del Pdl chiede alla segreteria del Pdl. In passato ha chiesto appoggio persino all’opposizione. Ebbene, non mi sembra il sindaco così indipendente che dice di essere.

Voi proponevate Rampolla vicesindaco come un ruolo di garanzia politica quindi?
Abbiamo capito subito, fin dall’inizio, che questo rimpasto di giunta era l’ennesima scusa per dire: facciamo fuori qualcuno. Tanto è vero che il sindaco, il giorno prima, aveva già confermato a Rampolla che gli avrebbe tolto la delega di assessore per farlo diventare consigliere delegato.

Sessa ha detto che avete cercato delle imposizioni…
Noi non abbiamo fatto imposizioni. Abbiamo chiesto semplicemente delle garanzie politiche. Per avere tranquillità amministrativa, senza più attacchi continui dagli altri assessori, ritenevamo giusto che Rampolla facesse il vicesindaco. Per ridare a lui una fiducia che gli era stata tolta in tanti altri passaggi precedenti.

Perché Sessa avrebbe dovuto far vicesindaco proprio Rampolla?
In primo luogo per una questione di merito. In secondo luogo per una garanzia di equilibrio politico. E in terzo per una questione meramente pratica: Gherardi era già stato premiato con un assessorato ai Lavori pubblici. Fare diventare Rampolla vicesindaco avrebbe accontentato tutti e consentito alla giunta di continuare a lavorare in tranquillità fino alla fine del mandato.

Quest’ipotesi però il sindaco non l’ha accettata…
Il sindaco non l’ha accettata, continuando a fare il gioco delle tre carte. Diceva: a me va bene tutto ma devo chiedere alla segreteria provinciale. Non so se la segreteria provinciale del Pdl abbia messo il veto su Rampolla. Può anche darsi. Però è altrettanto vero che dall’altra parte aveva 2-3 esponenti dell’attuale maggioranza che avevano già detto “no, noi Rampolla non lo vogliamo”. A priori. Una volta con le spalle al muro Sessa è stato costretto a parlare di veto.

E voi come avete reagito?
Siamo andati oltre. Volevamo che Rampolla potesse lavorare al meglio, senza subire continuamente gli attacchi di assessori peraltro nemmeno residenti a Torre Boldone. Per questo abbiamo chiesto una garanzia.

Ovvero?
Un assessore esterno, espresso o vicino a Rampolla, per riportare l’equilibrio politico nella giunta.

E quell’assessore esterno era lei?
Rampolla ha creduto che in quel ruolo potessi andare bene io. Ha espresso il mio nome anche se, sinceramente, ho altrettanti ragazzi che possono benissimo ricoprire quel posto. Anzi le dirò di più: qualora mi fosse stato attribuito, avrei ricoperto quel ruolo rinunciando alle indennità. Quei soldi li avrei lasciati nelle casse del Comune, per realizzare qualcosa di concreto per la nostra comunità. Ho chiesto anche agli altri assessori di fare lo stesso: hanno abbassato tutti la testa e fatto finta di niente.

Sessa sostiene che non ci sono diatribe programmatiche, ma Rampolla si è dimesso solo perché non ha ottenuto il posto…
Questa è un’altra falsità. Rampolla si è dimesso dopo che il sindaco gli ha detto che lo avrebbe passato da assessore a consigliere delegato, dopo che il sindaco ha parlato del veto, dopo che gli assessori e il sindaco hanno messo un altro veto su un eventuale assessore esterno in sua sostituzione. Ma attenzione, si è dimesso il giorno dopo che è stato confermato di nuovo assessore, non prima.

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