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Storia

Bergamo scomparsa: alla scoperta delle Muraine

Di Redazione7 novembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Le Muraine nella pianta di Alvise Cima

Le Muraine nella pianta di Alvise Cima

Le ricerche condotte recentemente dallo studioso Gian Mario Petrò sulle fonti archivistiche notarili documentano nella parte bassa della città una struttura difensiva ben diversa da quella tradizionalmente accettata e costringono ad anticipare di almeno un secolo la data di realizzo delle cosiddette “muraine”, precedentemente considerate quattrocentesche ed attribuite al governo veneziano.

Tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo il Comune aveva realizzato a difesa della parte bassa della città il “fossatum Communis Pergami”, convogliando una notevole portata di acque sottratte al Serio. Lo sviluppo dei borghi era stato fortemente incrementato con la costruzione di mulini, magli, folli e tintorie che trovavano nell’acqua la fonte di energia motrice. Là dove il fossato incrociava le strade di ingresso alla città erano stati edificati dei ponti con porte difese da torri. Successivamente il fossato fu protetto da una “gresta” cioè da un argine murario e quindi da un vero e proprio “murus fossati”.

Il canale correva da Santa Caterina verso l’attuale centro cittadino e poi leggermente al di sotto delle vie XX Settembre e Broseta verso Loreto. Inizialmente furono murati soltanto i borghi racchiusi sul suo tracciato, poi la fortificazione fu dilatata a comprendere le contrade di Cologno, Colognola e Osio, parte inferiore di borgo San Leonardo. Erano così completate le mura che poi furono note con il nome di “Muraine”.

Ne possiamo agevolmente seguire il percorso sulla planimetria di Alvise Cima. Da Sant’Agostino la cerchia scendeva a racchiudere borgo San Tomaso, proseguiva verso il Galgario e di qui verso l’attuale centro cittadino lungo un tracciato oggi segnato dalle vie Frizzoni e Camozzi. Si dirigeva quindi a sud a circondare la parte inferiore di borgo San Leonardo per risalire verso la chiesa di San Rocco, quindi fiancheggiava via Broseta fino al vicolo Lapacano e seguendo il tracciato del Lapacano andava a ricongiungersi alle mura medioevali presso l’attuale porta San Giacomo.

Il fossato, come si rileva dalla planimetria sulla quale abbiamo segnato in blu il percorso, dopo quella che oggi è Porta Nuova attraversava borgo San Leonardo, verso Loreto. Scorreva lungo via Zambonate, sottopassava le muraine presso la chiesa di San Rocco e poi le affiancava lungo via Broseta, già allora fiancheggiata da una fitta schiera di case.

In via Manzù nei pressi dell’attuale Triangolo rimane un tratto che scorre in superficie, testimonianza dell’antico rapporto del centro urbano con il millenario fossato. Era attraversato da un ponte con alzata che portava alla chiesa di San Rocco. Lo stesso ponte con portichetto è ricordato in un’immagine ottocentesca ed esiste tuttora anche se dalla parte di vicolo San Rocco non ha più le sembianze di un ponte poiché il canale è stato interrato. Uno stretto passaggio sotto il portichetto lo collega ancor oggi all’entrata della chiesa in via Broseta.

Nella pianta di Alvise Cima si evidenzia con chiarezza la cinta delle muraine con merlature guelfe ritmata da torri a pianta quadrata. A pianta circolare solo le due torri del Galgario e del Cavettone presso il Lapacano. Visibile talora il camminamento di ronda. Sei porte collegavano la città murata alle strade esterne. Fortificate, dotate di ponti levatoi sul fossato, erano fiancheggiate dall’abitazione del” conestabile” addetto alla sorveglianza e in alcuni casi dagli alloggiamenti militari. Svolgevano anche funzioni di controllo daziario, si aprivano al mattino e si chiudevano la sera. In età napoleonica furono sostituite da cancelli affiancati dai caselli del dazio. In ordine da est le porte di Santa Caterina e di Sant’Antonio attraverso le quali si accedeva rispettivamente ai borghi di Santa Caterina e di Borgo Palazzo esclusi dalla fortificazione, un portello del Raso lungo l’attuale via Camozzi, la porta di Cologno (all’incrocio tra l’attuale via Quarenghi e via Palazzolo), quella di Colognola o di San Bernardino (all’incrocio tra l’attuale via San Bernardino e via Previtali), la porta di Osio (all’incrocio tra via Moroni e via Palma il Vecchio).

Di quest’ultima rimane intatta una costruzione che pensiamo possa essere stato il casello del dazio. Infine la porta di Broseta (all’incrocio tra via Broseta e via Nullo). Aggiunti successivamente il “portello delle Grazie” nei pressi dell’attuale Porta Nuova e il portello di Zambonate. Poiché non era possibile dopo il tramonto entrare in città, nei pressi delle porte esistevano da sempre locande con stalli.

Nel prossimo incontro coinvolgeremo il lettore in un’affascinante ricerca di tali edifici alcuni dei quali mantengono forse la stessa destinazione d’uso. Vedremo inoltre che cosa resta delle Muraine il cui tracciato ha condizionato per secoli l’evoluzione e la fisionomia della città.

Andreina Franco Loiri

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