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Bergamo

Il caso Ubi finisce in parlamento. Jannone: stop ai tagli al personale

Di Redazione6 novembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Ubi Banca

Ubi Banca

BERGAMO — Il caso Ubi banca finisce in parlamento. Il senatore dell’Italia dei valori, nonché capogruppo dell’Idv in commissione Finanze al Senato, Elio Lannutti, ha presentato un’interrogazione al ministero dell’Economia chiedendo che “il Governo revochi gli amministratori di Ubi Banca e convochi l’assemblea dei soci, necessari per fermare subito la dilapidazione del terzo istituto di credito del Paese e tutelare dipendenti e azionisti”.

Lannutti imputa ai vertici di Ubi diverse responsabilità. Dai “compensi spropositati pari ad oltre 22 milioni l’anno – si legge nell’interrogazione parlamentare – all’uso sconsiderato delle carte di credito aziendali, alle allegre consulenze a parenti e amici”.

“La richiesta del senatore dell’Italia dei Valori Lannutti di revocare con effetto immediato gli amministratori di Ubi Banca, anche mediante l’intervento del Presidente del Consiglio e della Magistratura, per i gravissimi motivi esposti nella interrogazione parlamentare depositata ieri in Senato pone al centro dell’attenzione il tema della annunciata, pesantissima riduzione del personale del gruppo bancario”, spiega il presidente dell’Associazione azionisti Ubi, Giorgio Jannone in una nota stampa.

“In attesa dei provvedimenti in itinere da parte di Banca d’Italia, Consob e della Magistratura – aggiunge Jannone – chiediamo, ancora una volta, che vengano sospesi tutti i provvedimenti di licenziamento del personale in corso. Nelle ultime ore oltre 70 comunicazioni di cessazione del rapporto di lavoro sono stati recapitate ad altrettanti incolpevoli dirigenti Ubi”.

“Alla luce di quanto sta emergendo e di quanto denunciato, riteniamo che gli amministratori pro tempore non siano nelle condizioni di assumere provvedimenti tanto gravi a danno di soci e dipendenti. Chiediamo quindi quanto meno revocare e sospendere tutte le lettere di licenziamento in corso, certi che i sindacati non potranno che essere unitariamente d’accordo nell’evitare, in un contesto tanto delicato, qualsiasi forma di contrattazione al ribasso che non sia finalizzata a garantire, senza alcun compromesso, i diritti di tutti i dipendenti”.

Infine una stoccata ai sindacati: “Siamo convinti che persino Bresciani, segretario della Cgil di Bergamo, anziché impegnarsi, in modo del tutto improprio ed originale, nel sostenere esponenti di Confindustria nelle votazioni della prossima assemblea dei soci, letto quanto sta accadendo in Ubi, dopo aver dedicato il tempo necessario a confrontarsi direttamente con i dipendenti della banca che vorrebbe rappresentare, saprà non cedere alla tentazione di compromessi al ribasso che i lavoratori Ubi proprio non meritano e che contrastano con la storia della Cgil”.

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