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Poste: un’ora per una raccomandata. Ma c’è il Gratta e vinci

Di Redazione4 novembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
I distributori di Gratta e vinci alle Poste di via Locatelli, a Bergamo

I distributori di Gratta e vinci alle Poste di via Locatelli, a Bergamo

BERGAMO — Qualche giorno fa mi sono recato in un ufficio postale per l’invio di una raccomandata. Era pomeriggio e sono stato costretto ad andare in una delle poche sedi aperte in quella fascia oraria, in via Locatelli, è già qui ci sarebbe molto da dire in merito a questi orari che penalizzano categorie come gli anziani e in qualche modo tutti. Le sedi aperte sono generalmente in centro e non fanno altro che aumentare i disagi ed il traffico sulle nostre strade poiché molti purtroppo preferiscono ancora il mezzo proprio a quello pubblico.

Mi sono trovato, come molte altre volte, in un ufficio con la metà degli sportelli aperti e nonostante la coda fosse tutto sommato accettabile (avevo una decina di persone davanti a me) c’è voluta quasi un’ora prima che arrivasse il mio turno, tutto per un’operazione di 2,3 minuti (mi chiedo come mai la tecnologia non venga impiegata anche nei servizi postali in modo da permettere agli utenti di eseguire autonomamente certe operazioni elementari quali l’invio di una raccomandata).

Una volta giunto finalmente allo sportello, l’impiegata delle Poste rispondeva alle mie osservazioni/reclami dicendomi che i ritardi erano dovuti alle procedure in atto in questi giorni per i rinnovi dei permessi di soggiorno e che quindi il personale non era sufficiente per garantire uno standard di servizio normale poichè impegnato su quell’altro fronte. E qui mi ridomando come mai allora metà degli sportelli erano senza operatore, chiusi!

Ma non finisce qui, mentre aspettavo in coda non ho potuto non notare che all’ingresso degli uffici era posizionato un distributore di Gratta & Vinci con tanto di totem super-appariscente che invitava al gioco (ovviamente “responsabilmente”) ed ho notato che diverse persone nel corso di quell’ora di attesa hanno usufruito dei servizi del distributore.

Quindi nell’attesa Poste Italiane offre ai loro clienti questo passatempo che sicuramente giova alle casse dello Stato (i dati ci dicono che “l’universo gioco d’azzardo” porta nella casse dello Stato l’equivalente di circa 2 punti percentuali di PIL) ma che ogni giorno si dimostra essere di più un problema visto che le persone affette da gioco d’azzardo patologico (GAP) annientano giorno dopo giorno la propria esistenza mettendo talvolta sul lastrico intere famiglie. Questo problema si traduce anche in maggiori costi nella Sanità e nei Servizi Sociali e a volte non fanno altro che portare “clienti” ad usurai e alla criminalità organizzata.

Le Poste per molta gente rappresentano lo Stato, per generazioni hanno rappresentato i forzieri che hanno custodito i loro risparmi, tenendoli lontano da speculazioni e avventure finanziarie più tipiche degli Istituti Bancari.

Trovo triste e preoccupante che negli uffici postali siano posizionati questi distributori e la mia tristezza aumenta se penso alle centinaia di migliaia di pensionati che ritirano ancora oggi la propria pensione alle Poste e che vengono tentanti, all’ingresso, nell’attesa e all’uscita (magari appena prelevato) da queste macchine di illusioni che creano ogni anno qualche nuovo ricco (pochi) e molte migliaia di disperati. Come se non ce ne fossero già abbastanza per via della crisi. Spero che qualcuno intervenga nelle sedi più opportune per “correggere” questa situazione che rappresenta una grande e dannosa contraddizione.

Daniele Lussana

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