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Politica

Tre italiani su 4 non sopportano più la classe politica

Di Redazione31 ottobre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle

Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle

BERGAMO — Non è una questione di ingegneria, ma la politica è fatta anche di numeri e di analisi degli stessi. E se dobbiamo esaminare il voto in Sicilia, una cosa balza subito all’occhio: gli italiani non sopportano più i partiti tradizionali.

Le scandalose vicende dei privilegi di cui gode la classe politica e politicante tutta, da Nord a Sud, hanno lasciato un segno profondo nel Paese. Alle prossime elezioni, dunque, non basteranno più bei programmi, promesse mirabolanti o contratti con gli italiani, ma nemmeno iniziative davvero di rilievo per convincere un’opinione pubblica provata dalle ingiustizie, anche in campo economico. A fare la differenza saranno le facce, nuove e soprattutto pulite.

Questo dice il voto siciliano. Metà della popolazione dell’isola non è andata a votare. Fin troppo facile intuire il perché. Dei restanti, circa il 25 per cento è andato all’attuale partito della protesta per antonomasia: il Movimento cinque stelle di Beppe Grillo. Astensionismo più voto grillino coprono in totale il 75 per cento della popolazione. Ovvero tre italiani su quattro, o se preferite 75 su 100, non sopportano più la classe dirigente che, a torto o ragione, ha portato il paese allo sfascio.

E certo non contribuirà a rasserenare infondere fiducia nei cittadini il caso del consigliere regionale bergamasco Franco Spada. L’esponente dell’Italia dei valori è subentrato al collega Gabriele Sola che, in coerenza con quanto andava dicendo da tempo, si è dimesso dalla Regione per non prendere il vitalizio. Ebbene, il nuovo entrato, per le sue prestazioni in consiglio regionale che assommano a 6 ore effettive più alcune altre di preparazione, porterà a casa dai 20 ai 50 mila euro, a seconda di quando verranno convocate le elezioni, se a febbraio o ad aprile.

Compensi garantiti dalla legge, beninteso. Ma frutto di iniziative legislative che paiono quantomai anacronistiche e intollerabili a gran parte della cittadinanza e degli elettori. Il bello è che il consigliere scalvino ha anche dichiarato a Radio 24 che l’enorme cifra che intascherà per quel grappolo d’ore è meritata. Un po’ troppo davvero.

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