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Storia

Bergamo scomparsa, mura medioevali: ecco dove trovarle

Di Redazione31 ottobre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il disegno conservato nella Biblioteca di Mantova

Il disegno conservato nella Biblioteca di Mantova

Come erano le mura medioevali di cui abbiamo esaminato il percorso nello scorso incontro? Le osserviamo in un disegno a penna conservato presso la Biblioteca comunale di Mantova.

“Lo prato di Santo Asander” in cui i sette monaci si incontrano corrisponde alla zona dell’attuale Sentierone e quindi lo scorcio adottato non è oggettivo, ma piuttosto una sintesi efficace delle emergenze architettoniche urbane.

La parte alta della città appare circondata dalla cerchia di mura merlate ritmate da torri di avvistamento. Le due porte, la porta “peta” (dipinta) e la porta San Giacomo, sono sormontate da torri abbastanza alte come la porta “sub foppis” che abbiamo incontrato a monte del prato della Fara. L’altezza delle mura raggiungeva il primo piano delle torri, il che permetteva di passare da una torre all’altra attraverso uno stretto camminamento di ronda. Stranamente le merlature non appaiono nella pianta di Alvise Cima. Appaiono invece dei contrafforti in muratura a sostegno di alcune parti della cerchia.
Elemento comune alle due immagini le arcate di ascendenza romana che abbiamo visto tuttora esistenti. Sicuramente erano necessarie al contenimento del terreno sul ripido versante meridionale e nella zona del Vagine. Le tecniche di costruzione dovevano adattarsi alla varia configurazione orografica e geologica della città.

Nel disegno quattrocentesco, a sinistra di chi guarda, appare una struttura continua interrotta da una torre e indicata come “lo rizolo”. Con tale termine venivano definiti tratti di mura meno imponenti sorte in epoche diverse a difendere alcune parti della città bassa. Il rizzolo considerato scendeva probabilmente lungo l’attuale via Sant’Alessandro alta dove la pianta di Alvise Cima documenta anche l’esistenza di due porte. Resta ancor oggi nella zona il suggestivo nucleo medioevale di vicolo delle torri con due case torri e tratti di murature antiche.

Castello Presati

Castello Presati

Nella parte bassa della città rimangono attualmente visibili alcune strutture situate nella zona più occidentale. La stongarda di Longuelo in via portone di San Matteo, formata da un arco a sesto acuto a valle e da uno a tutto sesto a monte, la torre della cascina Colombaia in via Salvo d’Acquisto, la torre del Polaresco inglobata in un complesso architettonico del XVIII secolo recentemente ristrutturato in via Nini da Fano la torre di via Astino n°48, la torre di via Longuelo n°111, il castello Presati in via Castello Presati, dimora dei signori di Mozzo, la torre della cascina Becchella in via Madonna del bosco danno l’idea non già di edifici isolati nella campagna ma piuttosto di strutture fra loro collegate da mura ora scomparse, un avamposto utile ad impedire l’accesso alla città da parte di persone sospette. Oppure a dar avviso dell’avvicinarsi di un nemico.

La stessa settecentesca villa Benaglia, in posizione dominante, sorge sicuramente sul luogo di un’antica fortificazione in collegamento ottico con le altre torri.

Suggestivo, anche se oramai ridotto a rudere e isolato nella boscaglia, il castello dell’Allegrezza, proprietà fortificata della potentissima famiglia Suardi.

I recenti studi di Gian Mario Petrò, condotti su documenti notarili dell’epoca, provano l’esistenza in quasi tutta la parte bassa della città di una serie di fortificazioni citate come “murus burgorum”. Corrispondono almeno in parte a quelle che ci sono note con il nome di “muraine”. Saranno oggetto della nostra ricerca nel prossimo incontro.

Andreina Franco Loiri

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