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Bergamo

Ubi, gli azionisti lanciano la loro lista

Di Redazione30 ottobre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La Banca Popolare di Bergamo, gruppo Ubi

La Banca Popolare di Bergamo, gruppo Ubi

BERGAMO — Non ha dubbi il presidente dell’Associazione azionisti Ubi Giorgio Jannone: “E’ necessario un ‘New Deal’ per far ripartire la banca”.

Alla riunione degli azionisti tenutasi al Centro Congressi di Bergamo con la presenza congiunta di Jannone e di “Tradizione in Ubi Banca Cuneo”, rappresentata dal vicepresidente Carlo Benigni, il deputato ha fatto sapere che nella prossima assemblea di aprile che servirà a rinnovare il consiglio di sorveglianza le associazioni presenteranno un progetto d’azione e una lista di persone in grado di governare per meriti e competenze.

La lista è aperta e nelle prossime settimane saranno resi noti i nomi dei candidati. Gli obiettivi principali sono investire nel personale, cosa che al momento non sta avvenendo, nel territorio e nelle nuove tecnologie.

Ubi Banca, una volta al passo coi tempi, si trova infatti agli ultimi posti come innovazione tecnologica e “ in un mondo in cui l’economia si fa globale occorre rischiare e investire nelle nuove tecnologie” afferma Jannone.

Altro motivo di scontento per il pidiellino sono gli sprechi. “In Ubi ci sono 2,7 consulenti per ogni dipendente quando si parla di lasciare a casa più di 1700 dipendenti” ha affermato.

Fanno preoccupare gli azionisti anche le società di prodotto come Ubi Leasing e Ubi Factor la quale detiene rapporti con istituzioni molto preoccupanti, sono un esempio i 250 milioni di euro legati all’azienda sanitaria del Lazio.

Serve dunque ripartire dalle basi, ovvero dal rapporto con il territorio, che da tempo viene sottovalutato e dal miglioramento del rapporto con azionisti, personale e clienti. Nel piano d’azione delle Associazioni non verranno tralasciati neanche le relazioni con i sindacati che possono e devono svolgere un ruolo fondamentale di controllo seppur nel rispetto della diversità dei ruoli.

Le recenti analisi di mercato non sono per nulla confortanti. “Il Sole 24 Ore pone il gruppo Ubi come uno degli istituti di credito peggiori d’Europa con un patrimonio che è passato da 11,2 miliardi nel 2007 a 2,3 nel 2012. Il valore del titolo è invece sceso in maniera drammatica con un dividendo che è passato da 0,80 euro nel 2006 a 0,05 nel 2011. Un risultato imbarazzante” afferma Jannone.

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