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Politica

Rampolla: io vicesindaco? Su di me un veto interno al Pdl

Di Redazione29 ottobre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
L'ex assessore di Torre Boldone Giuseppe Rampolla

L’ex assessore di Torre Boldone Giuseppe Rampolla

TORRE BOLDONE — Le sue dimissioni hanno fatto rumore a Torre Boldone. Nei giorni scorsi l’assessore alla sicurezza Giuseppe Rampolla ha lasciato l’amministrazione Sessa in disaccordo con la conduzione del sindaco. “E’ una questione di coerenza – spiega il 45enne assessore pidiellino -, non ci sono più i presupposti con cui eravamo partiti: meritocrazia e consenso. Alcune scelte fatte dal sindaco non sono quelle che la gente voleva. E quindi, per rispetto nei confronti degli elettori, ho deciso di lasciare”.

E’ stata una decisione sofferta?
Necessaria. Non c’è più quell’armonia e serenità che il sindaco ha sempre richiesto ai suoi collaboratori e ai suoi alleati. Sono venuti meno i presupposti nel rapporto di lavoro fra il sindaco e gli assessori.

Ma si tratta di screzi personali?
No, i miei rapporti con Sessa sono normali, tranquilli, non c’è animosità. Ci sono solo divergenze di opinioni su quello che deve essere il lavoro presso un’amministrazione pubblica e il contatto con i cittadini. Secondo me, un’amministrazione deve seguire quello che la cittadinanza chiede. L’altra punto è la meritocrazia: in questi tre anni ho lavorato con lui, abbiamo fatto tante cose buone e progettualità, dai lavori di pubblica utilità alle campagne contro la guida in stato di ebbrezza, dalla videosorveglianza alla prevenzione, passando per la sicurezza del territorio, problema molto sentito.

Ma allora perché si è arrivati a questa sorta di crisi?
Perché sostanzialmente è rimasto succube di quegli assessori che hanno sempre fatto muro contro le mie iniziative. In questa giunta, che era partita come Lega-Pdl, due assessori piedillini sono stati mandati a casa, il terzo sono io, dimissionario. E dire che in tutto questo contesto la Lega era già stata messa in un angolo.

E’ una questione interna al Pdl dunque…
C’è un problema di equilibri, meritocrazia e consenso fra i cittadini.

Ma è vero che lei ambiva a fare il vicesindaco?
Il vicesindaco, secondo il mio parere, dovrebbe essere espressione della volontà popolare. Chi ha avuto maggiori preferenze può ambire a quel ruolo.

Sessa ha detto che le sue decisioni sono state concordate con i vertici del Pdl, nella fattispecie col segretario Capelli…
Questo lo dice lui. Prendo per buono quello che dice Sessa. Di sicuro c’è stato un veto sul vicesindaco, affinché non venissi nominato io.

Veto da parte di chi?
Non lo so. Ma mi è stato espressamente detto dal sindaco che io il vicesindaco non lo dovevo fare. Ma a prescindere dal fare il vicesindaco o meno, il mio è un discorso di meritocrazia per tutto quello che è stato svolto negli ultimi tre anni. E’ venire incontro alle istanze della gente.

La meritocrazia che lascia spazio alla lotta fra correnti pidielline?
Sì potrebbe anche vedere sotto questo punto di vista. Chiaramente Sessa dichiara di aver fatto questa scelta in tutta tranquillità senza nessun condizionamento. Sta di fatto che questa squadra di governo non mi sembra rispecchi la volontà popolare. Tutti quelli che erano ben visti dai cittadini, votati ed eletti e avevano ricevuto delle preferenze, alla fine sono stati messi da parte, uno a uno.

Lei è esponente dell’area laica del Pdl: quanto ha pesato sulle decisioni di Sessa?
A mio giudizio anche questo ha pesato. Già in fase precongressuale c’erano stati attriti, all’interno la spaccatura c’era. Dopo il congresso abbiamo deciso di portare avanti la nostra azione in armonia, senza tenere conto delle divisioni, perché a prescindere dalle dinamiche politiche la gente vuole una buona amministrazione del territorio. Quando però viene meno questa armonia, il sostegno da parte dei tuoi stessi colleghi, è chiaro che c’è qualcosa che non va.

Adesso, dopo le dimissioni, cosa farà?
Rimango in consiglio comunale. Poi vedremo. Ho avuto molte telefonate di sostegno da parte dei miei elettori per questa decisione: mi conforta. Telefonate anche di gente che non ha votato Pdl, opposizioni comprese. Hanno visto le mie dimissioni come il gesto di uno che non è attaccato alla poltrona a tutti i costi. Come il gesto di una persona che lavora in primo luogo per il bene dei cittadini. Se la politica deve partire dalla base, beh, noi la base dobbiamo ascoltarla.

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