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Ecosistema urbano: Bergamo solo a metà classifica

Di Redazione29 ottobre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Bergamo a metà classifica per ecosistema urbano

Bergamo a metà classifica per ecosistema urbano

BERGAMO — Analizzando i dati di “Ecosistema urbano 2012” relativi alla nostra città emerge un quadro poco confortante: Bergamo si piazza complessivamente 21esima tra le citta di media dimensioni, praticamente siamo a metà classifica.

Questo risultato, di per sé  non brillante, però è aggravato da un quadro generale di mediocrità che si registra nelle politiche ambientali urbane della città italiane. Siamo i fanalini di coda dell’Europa e non basta la scusa della crisi economica. I dati fanno emergere un paese in grave arretratezza culturale: pare esserci una crisi della capacità di fare buona amministrazione che investe le realtà locali. Bergamo purtroppo non fa eccezione, anzi si denotano arretramenti nelle politiche di qualità della vita più marcati e sempre più preoccupanti. L’accusa di essere “antimoderni e contro la crescita del paese” che strumentalmente e superficialmente, la classe politica è solita rivolgere alle associazioni ambientaliste come la nostra, leggendo i dati di questo rapporto si ribalta drammaticamente ritorcendosi su chi solitamente la lancia come anatema ideologico.

In particolar modo le classifiche sulla qualità dell’aria pongono la nostra città come una delle peggiori. Il dato preoccupante oltre alle PM10 e all’NO2 è quello dell’O3: Bergamo conquista il fondo della classifica raggiungendo il poco onorevole posto di città peggiore tra quelle di media dimensione che hanno messo i dati a disposizione.

Accanto a ciò, in quanto strettamente collegati con l’inquinamento, si devono sottolineare i poco lusinghieri dati su motorizzazione privata, trasporto pubblico, isole pedonali, piste ciclabili e mobilità in generale. Alla luce delle recenti polemiche in città con i commercianti, questa situazione che ricordiamo, non è una novità ma sta diventando endemica, testimonia ancora una volta l’assoluta incapacità di modificare la situazione da parte della classe politica bergamasca.

Una classe politica che si dimostra culturalmente in ostaggio delle azioni corporative provenienti da più parti, a scapito dell’interesse generale.

Il maggiore responsabile dello stato di qualità dell’aria come si sa è il traffico autoveicolare. Ma il fatto che una città di 120.000 abitanti registri livelli d’inquinamento tra i più elevati in Lombardia, è un dato che deve indurre ad effettuare valutazioni più profonde.

Oltre al mero consumo di combustibili fossili ed al numero di autoveicoli a combustione interna in circolazione (dato comune a tutte le città della Lombardia) la peculiarità di Bergamo e del suo hinterland sta nel fatto di avere uno stato di antropizzazione del territorio elevato con uno sviluppo urbanistico tra i più dissennati e disordinati, unito a tante infrastrutture di comunicazione ad alto impatto ambientale e, spesso, poco efficienti. Oltrechè la subalternità al mito di Orio come volano dello sviluppo senza nessuna valutazione oggettiva dei costi e dei danni che produce.

Estremamente preoccupante in questo contesto il fatto che in tema di sviluppo urbanistico sia le amministrazioni comunali dell’hinterland bergamasco (la cosiddetta grande Bergamo), sia l’amministrazione provinciale, in tema di grandi infrastrutture, continuino ad operare con gli stessi criteri. Non è certo una novità che l’Ipb è un’autostrada che gli stessi progettisti ritengono inutile per il traffico locale.

Al di la delle dichiarazioni di principio, ogni Comune (con l’unico scopo di fare cassa) continua a pianificare consumando territorio senza particolari attenzioni. Allo stesso modo, se parliamo d’investimenti, l’amministrazione provinciale affronta i problemi del traffico e della mobilità dei cittadini, privilegiando la realizzazione un gran numero d’infrastrutture estremamente costose e di dubbia utilità (o comunque senza aver adeguatamente approfondito la reale utilità delle opere previste ed il contesto nel quale vanno ad inserirsi).

Un altro aspetto d’estrema preoccupazione è l’approccio che i bergamaschi hanno con le risorse del pianeta ed il loro uso. Infatti abbiamo un consumo pro capite di acqua potabile, tra i più elevati. Ciò è indice di poca consapevolezza di quanto le risorse naturali di cui disponiamo siano un bene prezioso.

Va poi sottolineato e sfatato un altro mito, quello che in passato è sempre stato un dato positivo di cui Bergamo andava orgogliosa: il dato sulla raccolta differenziata comincia ad avere, per così dire, il fiatone grosso. Il 54% di raccolta differenziata nel 2012 è un dato negativo, l’obbiettivo minimo da raggiungere a termini di legge è del 60%. È finalmente in partenza anche in città la raccolta differenziata della plastica ma servirebbe una nuova spinta ed un adeguamento della raccolta a criteri più moderni. Da troppi anni ormai viene dato per scontato un buon livello di differenziata mentre altre città qualche anno fa più arretrate stanno compiendo passi da gigante.

Unica nota positiva da sottolineare è la menzione per la nostra città relativa agli investimenti nel campo dell’energia solare. Va dato atto all’amministrazione comunale, in particolar modo all’assessorato all’ambiente, di aver intrapreso un percorso lungimirante che ha portato ad ottenere risultati lusinghieri in questo settore con una produzione da fonti rinnovabili in grado di risparmiare 7590 t/anno di CO2 con l’obbiettivo di arrivare ad installare entro il 2020 una potenza complessiva di 25 Mwatt-P di pannelli fotovoltaici.

Una nota positiva che contribuisce ad attenuare la dolorosa situazione dipinta dai dati di Ecosistema urbano 2012.

Nicola Cremaschi
Legambiente Bergamo

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