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Italia

Melania: la procura chiede l’ergastolo per Parolisi

Di Redazione20 ottobre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Salvatore Parolisi al monento del suo arresto

Salvatore Parolisi al monento del suo arresto

TERAMO — Ergastolo per Salvatore Parolisi. E’ quanto i pubblici ministeri di Teramo Davide Rosati e Greta Aloisi hanno chiesto al termine della loro requisitoria sul caso dell’omicidio di Melania Rea.

Secondo l’accusa, l’ex caporalmaggiore dell’esercito non merita attenuanti. Il 18 aprile dello scorso anno avrebbe ucciso la moglie Melania Rea con 35 coltellate nella pineta di Ripe di Civitella, sulle colline al confine fra Marche e Abruzzo.

La pubblica accusa sostiene tre aggravanti. La crudeltà, il vilipendio di cadavere per depistare le indagini e la «minorata difesa», cioè la condizione di debolezza nella quale era venuta a trovarsi Melania che non ha potuto opporre resistenze al suo carnefice.

La prova schiacciante non c’è (e di solito non ce ne mai una). Ma, secondo la procura ci sono tre indizi pesantissimi che fanno convergere la responsabilità dell’omicidio su Parolisi. Le celle telefoniche dicono che è improbabile che Melania si trovasse a Colle San Marco (Ascoli Piceno) nelle ore della scomparsa, come invece ha sempre sostenuto Parolisi. Anzi, entrambi sono stati rilevati alla Ripe di Civitella (Teramo) all’ora del delitto.

In secondo luogo, il dna del caporalmaggiore rinvenuto sulla bocca di Melania, compatibile con un bacio o un contatto del marito poco prima della sua morte. Terzo, l’atteggiamento menzognero dell’imputato sugli spostamenti della moglie, sui luoghi, e, soprattutto, sull’amante Ludovica, tenuta segreta perché secondo la procura legata al movente del delitto.

Parolisi avrebbe infatti ucciso la moglie per uscire dall'”imbuto” sentimentale in cui era finito e nel quale si stava logorando.
Di qua la sua famiglia, l’amore per la piccola Vittoria e la crescente insofferenza per la moglie; di là l’attrazione fatale per la soldatessa Ludovica.

Ricostruzione fantasiosa, per gli avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, difensori di Parolisi. Intanto la famiglia Rea, costituitesi parte civile, ha chiesto 5 milioni di euro di risarcimento.

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