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Bergamo

Ubi banca: muro contro muro sugli esuberi

Di Redazione18 ottobre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La Banca Popolare di Bergamo, gruppo Ubi

La Banca Popolare di Bergamo, gruppo Ubi

BERGAMO — Muro contro muro sul piano di ristrutturazione di Ubi Banca. L’azienda ieri ha ribadito di voler proseguire sulla strada del risanamento che consentirà un risparmio di gestione di 115 milioni a fronte però di pesantissimi tagli al personale. Tagli di cui i sindacati non vogliono proprio sentir parlare, tanto che ieri, per l’ennesima volta hanno detto di non essere disponibili a una simile trattativa.

Sulla vicenda c’è da segnalare la presa di posizione dell’Associazione azionisti Ubi. “Il principale patrimonio degli azionisti di una banca è costituito dalle risorse umane – ha spiegato il presidente Giorgio Jannone -. Nel caso del Gruppo Ubi si tratta dei lavoratori con l’indice di rendimento più elevato dell’intero sistema creditizio italiano. Riteniamo quindi assurdo che si voglia intaccare questo patrimonio di eccezionale valore, quando sarebbe al contrario necessario incrementare i ricavi, e quindi mantenere il numero dei dipendenti, al fine di riequilibrare i pessimi rendiconto economico-finanziari”.

“I risparmi che l’azienda dichiara di voler ottenere, sacrificando 1.578 posti di lavoro, risparmi pari a 115 milioni di Euro, sono ben poca cosa rispetto agli sprechi per consulenti, agli eccessivi compensi e benefit riservati alle centinaia di amministratori ed alle perdite dovute alle incaute operazioni deliberate negli ultimi anni” prosegue Jannone.

“Davvero non si comprende per quali motivi dovrebbero essere i lavoratori a pagare sprechi di tale portata che si aggiungono ad operazioni davvero censurabili al vaglio degli ispettori della Banca d’Italia e della magistratura paradossalmente proprio in questi giorni. Crediamo infine che il confronto assembleare in atto possa portare i sindacati ed i lavoratori a richiedere il dovuto rispetto per il proprio posto di lavoro anche al fine di evitare, come sta accadendo, che si svendano, si svalutino o si chiudano le principali società prodotto, quali ad esempio Centrobanca, Ubi Factor, Ubi Leasing, Ubi Insurance Broker e IW Bank” conclude.

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