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Politica

Pdl, i laici chiedono riunione straordinaria: showdown con Capelli

Di Redazione18 ottobre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il coordinatore provinciale del Pdl Angelo Capelli

Il coordinatore provinciale del Pdl Angelo Capelli

BERGAMO — Una riunione straordinaria, una seduta del coordinamento provinciale anticipata rispetto al previsto, per discutere della situazione del partito. E’ quanto avrebbe intenzione di chiedere la minoranza laica del Pdl di Bergamo dopo le vicende giudiziarie che vedono indagati personaggi di spicco del partito appartenenti all’area formigoniana che sostiene il segretario provinciale Angelo Capelli.

“Cosa resta del Pdl di Bergamo?” si sono chiesti i laici. Prima le vicende nazionali legate a Silvio Berlusconi. Poi quelle regionali di Roberto Formigoni e infine quelle locali, che vedono indagati l’ex presidente della Compagnia delle opere Rossano Breno (iscritto al partito) e l’assessore regionale Marcello Raimondi, hanno minato a fondo la credibilità del partito in questa fase storica.

Periodo peggiore non poteva esserci per il segretario provinciale Angelo Capelli. Nel giro di otto mesi quello che era stato un trionfo elettorale, con 3900 voti incassati al congresso, si è trasformato in un incubo. Le vicende nazionali e regionali hanno fatto precipitare il partito a livelli mai visti. Una caduta di consensi impressionante, dicono i beninformati sui sondaggi, fino a raggiungere soglie di poco superiori al 10 per cento: il punto più basso mai registrato dal Pdl da quando esiste.

Le recenti vicende bergamasche certo non contribuiscono al rilancio. Capelli, cercando di salvare il salvabile, ha dichiarato che Locatelli, Breno e soci sono tesserati come tutti gli altri. Solo che il problema non è giudiziario – ognuno risponde in quella sede a titolo personale – ma politico, ed è grande come una casa. Perchè Breno e Raimondi non sono due iscritti qualunque, bensì gli artefici della vittoria di Capelli al congresso provinciale di febbraio. Tolto il consenso personale che il sindaco di Ponte Nossa pur riscuote, è grazie alla silente macchina da guerra della Compagnia delle opere se la vittoria al congresso ha avuto le proporzioni note.

E’ grazie alla capacità di mobilitazione dell’associazione se sono arrivate vagonate di tessere e relativi voti. E’ grazie al tanto vituperato Marcello Moro, ciellino considerato oggi alla stregua del “maligno”, se Capelli ha incassato gli 800-1000 voti che hanno fatto la differenza. E’ grazie all’impegno diretto e la capacità di leadership di Marcello Raimondi se i formigoniani hanno sbancato al congresso. Ed è proprio sul programma e la filosofia elaborata dall’assessore regionale formigoniano che il segretario provinciale ha costruito la sua linea politica.

Liquidare oggi Moro, Breno e Raimondi come “iscritti qualunque” può essere funzionale alla sopravvivenza della segreteria, ma non rappresenta la verità storica. Ora, come se ne esce? Capelli è seduto sopra un mucchio di macerie, a poco più di un mese dall’avvio della campagna elettorale per le Regionali. Impossibile in un periodo così ristretto portare a termine le interessanti riforme locali che il segretario cercava di introdurre. Anche le primarie rischiano di rimanere un bel sogno. Perchè alla fine i candidati li sceglierà la cerchia di Silvio Berlusconi da Arcore. E saranno necessariamente, per anagrafe e opportunità, diversi da quelli espressi finora dal partito in Bergamasca.

Quello che s’intravede dunque, qualora la minoranza laica del Pdl decidesse di promuovere un’azione forte (ma anche qui ci sono opinioni diverse fra “falchi” e “colombe”), è l’inevitabile messa in discussione del segretario. Per ora arriverà probabilmente una richiesta di convocazione straordinaria del coordinamento o, nel peggiore dei casi, un’autoconvocazione.

Saranno passaggi delicatissimi, tesi ad evitare una pericolosa escalation che porti alla fuoriuscita dei formigoniani più convinti verso altri lidi. Verso la lista del governatore stesso, per esempio. Oppure verso i moderati di Albertini che, dopo aver avuto l’imprimatur di Formigoni, è molto meno gradito al Cavaliere di quanto sembri.

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