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Storia

Bergamo scomparsa: le Mura medioevali

Di Redazione17 ottobre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Città Alta e le mura nel particolare del dipinto di Gian Paolo Cavagna "Santi in gloria"

Città Alta e le mura nel particolare del dipinto di Gian Paolo Cavagna “Santi in gloria”

Le strutture difensive di Bergamo hanno avuto nel corso dei secoli vicende complesse. Riteniamo quindi opportuno, prima di accingerci ad un esame dettagliato, prendere in considerazione il contesto d’insieme evidenziando le epoche delle singole costruzioni.

La pianta delle cinte murarie redatta da Luigi Angelini

La pianta delle cinte murarie redatta da Luigi Angelini

A Bergamo possiamo considerare quattro cerchia di mura: la prima è una cinta romana che comprendeva solo Città Alta e che non sarà oggetto della nostra trattazione. La seconda è una cinta medioevale costruita in parte sul perimetro della precedente e quindi anch’essa comprensiva della sola Città Alta.

La terza è la cinta delle “Muraine”, documentate dallo studioso Gianmario Petrò già nel 1350, in epoca viscontea. Comprendeva quasi tutta la parte bassa della città.

La quarta è la cinta cinquecentesca delle Mura venete ancora esistenti, la cui costruzione fu iniziata nel 1561 e del tutto conclusa solo all’inizio del secolo successivo. Comprende solo Città Alta.

La situazione complessiva è evidente nella pianta delle cinte murate redatta da Luigi Angelini. Per maggiore chiarezza abbiamo sottolineato in giallo le mura medioevali, in rosso le Muraine, in blu i bastioni della cinta veneta cinquecentesca.

Particolare del "Martirio di Sant'Alessandro" di Enea Salmeggia

Particolare del “Martirio di Sant’Alessandro” di Enea Salmeggia

Le mura furono elemento caratterizzante della raffigurazione della città in molte opere dei pittori del tempo. Giovan Paolo Cavagna, nel 1607, raffigurò la nuova cerchia bastionata da poco ultimata. Enea Salmeggia, in pieno Seicento, nostalgicamente rievocava la città ancora priva della fortificazione, praticamente indifesa dalle mura medioevali in rovina.

Quelle mura saranno argomento del nostro incontro. La pianta prospettica attribuita ad Alvise Cima, già presa in considerazione nella puntata precedente, sarà la nostra guida in una ideale ricostruzione. Le mura medioevali sono evidenziate come una struttura muraria continua che circonda praticamente tutta la parte alta della città.

Bergamo era infatti nell’alto Medioevo un centro abitato ben fortificato, tanto che nel IX secolo, fidando nella sua “firmissima munitione”, fu l’unica città che oppose resistenza all’assalto delle truppe tedesche nel corso della contesa per il dominio dell’Italia. Gli assalitori, occupato il castello di San Vigilio, aperta una breccia nella cinta muraria, devastarono la città e demolirono gran parte della fortificazione. Le altre città lombarde, Milano compresa, terrorizzate si arresero senza combattere. L’evento fu sicuramente il più drammatico tra i tanti che portarono modifiche nel sistema difensivo della città così che risulta difficile seguirne le trasformazioni nel corso dei secoli.

A causa della situazione orografica il successivo allargamento delle mura, realizzatosi soprattutto in epoca comunale, non avvenne come in altre città con la costruzione di più ampie strutture concentriche ma attraverso “addizioni” che inglobavano parti esterne alla fortificazione. Esse non rispondevano solamente a necessità di difesa. Coloro che risiedevano entro la cerchia murata godevano di uno status giuridico con diritti e doveri diversi da quelli di chi ne era escluso.

Fra le “addizioni” sono documentate quelle realizzate nel 1256 sotto la podesteria di Filippo d’Asti: la prima inseriva l’attuale Borgo Canale, la seconda si allargava verso la zona della Fara. Proprio da quest’ultima inizieremo nel prossimo incontro una visita che accompagni il lettore alla scoperta di quanto rimane delle mura antiche.

Andreina Franco Loiri

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