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Turismo: serve uno sforzo collettivo per salvare le Orobie

Di Redazione15 ottobre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La Presolana avvolta dalle nubi

La Presolana avvolta dalle nubi

BERGAMO — Mai come in questo periodo la montagna versa in una situazione davvero difficile. Le Orobie non fanno eccezione, anzi, la situazione è ancor più difficile per le montagne di casa. E la motivazione principale e più profonda è la crisi economica che da sola allontana le persone dal turismo e dal turismo montano in particolare.

Sono di ritorno dalla fiera della montagna di Bergamo, Alta Quota, ove quest’anno l’ingresso è gratuito. In verità la situazione è davvero difficile. In altri termini la sensazione a pelle se paragonata alle scorse edizioni è grave. Gli spazi espositivi si sono più che dimezzati. Gli stand sono meno importanti e basta poco per rendersi conto della situazione. Basta scambiare due parole per sentire l’aria di crisi. Gli addetti ai lavori non si sbilanciano ma gli stand sono ridotti all’osso.

Vi è grande preoccupazione per la stagione invernale che verrà. Già la disastrosa stagione dello scorso anno ha gettato al tappeto Colere e Schilpario. Una nuova annata avara di neve potrebbe dare il colpo di grazia ad altre realtà sciistiche della bergamasca.

Il problema principale è che non v’è soluzione all’orizzonte: la crisi morde e così sarà per i prossimi anni. Non uno, due ma verosimilmente oltre poichè il turismo montano dello sci ha costi alti che poche persone potranno tornare a permettersi. Le località orobiche presentano piste poco estese, corte. Non vi è un comprensorio.

Le soluzioni che si cercano sono quelle del tirare a campare: l’orizzonte è la prossima stagione. Oltre non si sa.

Orbene c’è poco da fare: bisogna chiedersi cosa sia possibile fare per evitare il tracollo. L’unico modo è aiutare la nostra montagna dedicandovi un’attenzione particolare da qui ai mesi della stagione sciistica. Informare le persone che qui, proprio qui fuori casa v’è la possibilità di trascorrere una giornata sugli sci.

Il turismo delle valli bergamasche è quello di prossimità e questo tipo di turismo necessità di un fiortissimo grado di sostitutività. Serve informazione capillare per attirare sempre più gente che si sotituisca e riempia le stazioni assicurando loro gli incassi necessari ad assicurarne la sopravvivenza.

Serve l’aiuto delle associazioni turistiche e dei media tutti. Il territorio, il nostro terrritorio ha bisogno di uno sforzo collettivo e tutti possono fare la loro parte.

ELISA MELONI

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