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Pacì Paciana, festa del raccolto: il Prefetto intervenga

Di Redazione15 ottobre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Pacì Paciana

Pacì Paciana

BERGAMO — La Casta sta per combinarne un’altra delle sue, alla faccia di tutti noi onesti cittadini costretti a rispettare le leggi e pagare le tasse fino all’ultimo centesimo. Ancora una volta staremo a guardare i Privilegiati godersi l’impunità che sembra renderli intoccabili?

Pare proprio che per l’ennesima volta i Potenti si arroccheranno nella loro torre d’avorio, nella terra franca apparentemente inviolabile ed esente da ogni dovere: il Centro Sociale Pacì Paciana.

Tra quelle quattro mura ci anticipano pubblicamente che disobbediranno con orgoglio alle leggi che ritengono ingiuste, pratica che ormai prosegue da anni senza impedimenti.

Infatti anche quest’anno per fine ottobre è prevista al Pacì Paciana la Festa del Raccolto: due serate a base di marijuana consumata nella totale illegalità. Due serate pubblicizzate con tanto di volantini e largo preannuncio, che attireranno giovani e meno giovani da tutta la provincia. E anche da fuori.

Un evento così pubblicizzato e ormai consolidato dal tempo varca ampiamente le soglie del confronto e dello scontro politico, per entrare senza alcun dubbio nel campo della Giustizia e dell’equità. Sono il primo a dirmi favorevole a discutere la legalizzazione della cannabis, ma non trovo accettabile che intenti dichiaratamente illegali e potenzialmente pericolosi per la sicurezza pubblica (si pensi ad esempio da chi una volta uscito da lì salirà in macchina) possano passare sotto un silenzio connivente.

Solo poche settimane fa il Botellón, l’evento che doveva vedere riunite lungo le mura di Città Alta centinaia di persone armate di bevande “portate da casa”, aveva scatenato la reazione e l’interessamento di tutti: stampa, politica e istituzioni, preoccupati dalle conseguenze di quel ritrovo. Alcuni solo speranzosi che venisse annullato e altri che si adoperavano attivamente perché ciò avvenisse.

Perfino il Prefetto aveva annunciato lotta all’iniziativa, dichiarando “salteranno molte patenti”, e ancora dicendo che “non è il caso di portare avanti quest’iniziativa. Non credo che chiunque possa invitare 50mila persone per occupare gli spazi comuni di una città, secondo un malinteso principio di libertà”.

Ora voglio rivolgermi a Lei Sig. Prefetto, perché purtroppo la stampa locale ad oggi non ha dato alcun risalto a quest’iniziativa portata avanti dal Pacì Paciana. Di conseguenza non ho avuto la possibilità di conoscere la Sua opinione in proposito, nel caso in cui l’avesse già espressa pubblicamente.

Le chiedo dunque: pensa che la Festa del Raccolto possa rientrare tra quelle iniziative che si basano su un “malinteso principio di libertà”? Pensa che la stessa attenzione riservata al Botellón e alla sicurezza stradale che in quell’occasione veniva minata, potrà essere riservata anche a questo evento? E nel caso in cui la Sua risposta fosse positiva, come ha intenzione di adoperarsi per prevenire rischi e pericoli?

Personalmente sono molto preoccupato non solo per le conseguenze che la Festa del Raccolto potrebbe avere sulla sicurezza stradale, ma soprattutto per la consuetudine che di edizione in edizione è andata consolidandosi: quella per cui in certi luoghi ci si possa sentire al di sopra delle leggi che valgono invece per quelli che stanno fuori. Come se si fosse protetti da regolamenti autoproclamati, in barba alla sovranità dello Stato in cui, volenti o nolenti, si vive.

Andrea Lombardi

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