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Meningite: serve tempestività nelle terapie

Di Redazione15 ottobre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Meningococco

Meningococco

La meningite continua a fare paura. E il recente caso del piccolo focolaio che ha coinvolto, all’inizio di ottobre, l’equipaggio di una nave da crociera solleva nuovamente l’allarme.

“Ha colpito persone che lavoravano nelle cucine – spiega Giovanni Rezza direttore del Dipartimento di malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’Istituto superiore di sanità – ambienti chiusi, promiscui e molto umidi, condizioni in cui è molto probabile che il meningococco, il più diffusivo tra i patogeni che provocano la patologia, possa essere trasmesso per contatto diretto e stretto”.

Di conseguenza, “la terapia, basata su antibiotici, viene data per profilassi anche a chi è a contatto con il paziente”. Infatti, secondo una circolare del ministero della Salute, occorre identificare i conviventi e coloro che hanno avuto contatti stretti con l’ammalato nei 10 giorni precedenti la data della diagnosi, poiché 10 giorni sono il tempo massimo previsto per la sorveglianza sanitaria, tenuto conto del massimo periodo di incubazione della malattia.

“Per essere efficace la terapia antibiotica deve essere somministrata ad alte dosi, poiché i farmaci devono raggiungere le meningi e penetrarle per poter eliminare i batteri”.

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