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Politica

Pdl Bergamo: i formigoniani rischiano d’affondare

Di Redazione12 ottobre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Angelo Capelli

Angelo Capelli segretario del Pdl di Bergamo

BERGAMO — Una mazzata dopo l’altra. Nel giro di una settimana le ambizioni del Pdl di Bergamo, guidato da una maggioranza filo-formigoniana, sono state drasticamente ridimensionate. La leadership locale si è sciolta come neve al sole. E ora ritrovare l’orientamento per un partito in caduta libera anche in Bergamasca sarà ancora più difficile.

Prima è stato Silvio Berlusconi a mettere in chiaro che il Pdl, così com’è, non ha più ragione di esistere. Il padre padrone di quella strana creatura nata dalla fusione dell’amata Forza Italia e di Alleanza Nazionale (amata un po’ meno) ha imposto il suo verbo. Il sistema dei tesseramenti proprio non gli è andato giù, quindi si cambia. Azzeramento entro un paio di settimane e rilancio sotto nuovo nome, nuove spoglie, nuovi candidati, nuovi comitati elettorali, nuovi dirigenti regionali. E non ultimo, nuovi vertici provinciali, commissariati se necessario.

Il che, detto in soldoni, a Bergamo significa fine dell’esperienza Capelli nata, seppur legittimamente, dal passaggio del congresso provinciale che si è tenuto nel febbraio scorso. Con le sue decisioni dall’alto, Berlusconi di fatto esautora l’attuale segretario provinciale, delegittimandolo, nonostante migliaia di tesserati abbiano votato per lui.

E dire che Capelli stava lavorando alla difficile riorganizzazione del partito in Bergamasca. Voleva più democrazia, le primarie e persino i congressi comunali. Tutto il contrario di quanto cerca Berlusconi: ovvero team esclusivamente elettorali, niente burocrazie interne, partito leggero. E quindi cancellazione delle legnose segreterie di partito, mediante un’imperiosa scelta dall’alto. Punto.

La seconda tegola per l’ala formigoniana del Pdl bergamasco è arrivata ieri. Formigoni, dopo un incontro con Alfano, è stato costretto ad azzerare la giunta regionale. Fra gli assessori c’era anche Marcello Raimondi, vero punto di riferimento dei formigoniani in salsa orobica e di Capelli stesso. Raimondi fin dal suo primo discorso in coordinamento provinciale aveva messo le cose in chiaro con la minoranza del partito: la linea a Bergamo è quella formigoniana, prendere o lasciare.

Ora, a pochi mesi di distanza, lo scenario cambia radicalmente. Con Formigoni appeso a un filo, con lo stesso Raimondi privato del suo scranno, con Capelli praticamente esautorato dai nuovi diktat berlusconiani, la maggioranza si trova nel mezzo di un mare in tempesta. E, purtroppo, senza più i fari all’orizzonte.

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