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Settore farmaceutico: 7000 posti di lavoro a rischio

Di Redazione11 ottobre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Sono un informatore farmaceutico da quasi 10 anni nella provincia di Bergamo, non mi aspetto che gli anziani scioperino davanti agli ambulatori per difendere i nostri posti di lavoro, ma almeno un’articolo di giornale o una citazione da una radio, quelli sì.

Una farmacia

Una farmacia

Il farmaceutico è il settore in cui nell ultimo anno ci sono stati piu licenziamenti, si parla di un 40 per cento di dipendenti, di dirigenti e non solo, per la maggior parte laureati, che non lavorano più, non riescono a reciclarsi in altri ruoli e settori e nessuno ne parla.

Nel farmaceutico lavorano, oltre agli informatori farmaceutici, anche segretarie, biologi, economisti, farmacisti e tanta gente che ha studiato anni per fare marketing e comunicazione. Tutte persone selezionate che hanno investito anni nella propria formazione culturale e professionale, che hanno dedicato anni della propria vita per portare avanti dei progetti utili per l’umanità (farmaci salvavita), che hanno rinunciato, che hanno sacrificato la propria famiglia per le aziende farmaceutiche e per la cura dei pazienti e adesso all’improvviso tutto svanito a causa di uno Stato italiano che ci ignora.

Nessuno scrive che la Spending Review (i medici devono scrivere sulla ricetta rossa solo il principio attivo, certo questo è noto; in questi giorni l’aggiornamento dei programmi dei medici di famiglia) ha causato tanta confusione tra i medici e tra i pazienti e così facendo si favoriscono solo le aziende di farmaci generici “equivalenti” (molto spesso indiane, cinesi); s’incentiva solo un’aspetto commerciale (sconti) in farmacia trascurando la qualità e l’efficacia del farmaco.
Le aziende storiche, multinazionali, che nel mondo ricercano molecole innovative, con meno effetti collaterali e piu efficaci rispetto all attuali anche per curare patologie importanti (tumori) in Italia non potranno piu investire, andranno in altri Stati e così ci abbandoneranno tutte le aziende farmaceutiche dato che il ministero italiano non autorizza alla rimborsabilità più farmaci nuovi se non mettendo paletti di prescrivibilità improponibili (note, prontuari terapeutici).
Diventeremo un paese con farmaci vecchi, inefficaci, di sola scarsa qualità.

In tutto questo si parla di risparmio, ma è un’ informazione sbagliata, perchè se i medici prescrivono un farmaco a brevetto scaduto ma brand, il SSN comunque rimborsa la stessa quota, ma almeno avevamo l’opportunità di fare scegliere sia al medico, per motivi clinici, che al paziente, che ci metteva a sue spese una minima differenza in €, invece adesso sarà solo il farmacista che deciderà cosa dispensare al cliente come marca di farmaco generico soltanto in base alle offerte commerciali ricevute e molto vantaggiose solo per lui.

Con questa riforma chi trae beneficio e autorità sono solo i farmacisti. I medici restano comunque responsabili, anche quando la marca di equivalente dato dal farmacista al paziente non lo ha scelto lui direttamnete (vedi varie sentenze) e non è giusto, i cittadini verranno curati con farmaci che statisticamente possono essere meno efficaci (vedi approvazione Aifa con 20 per cento di biodisponibilità) e possono dare effetti collaterali (perché non sono identici al brand infatti adesso hanno ritirato 7 farmaci della Teva generici).

Luisa Drago

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