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Niente trasferimento: la fonderia resta a Ponte San Pietro

Di Redazione3 ottobre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
L'ingresso della Fonderia Mazzucconi a Ponte San Pietro

L’ingresso della Fonderia Mazzucconi a Ponte San Pietro

PONTE SAN PIETRO —  La fonderia Mazzucconi torna a far parlare di sé. Durante il consiglio comunale scorsi giorni è emerso ufficialmente che il trasferimento dell’impianto dal centro abitato di Ponte San Pietro ad un’area più decentrata a Mapello è saltato. L’annoso problema legato alla presenza della fabbrica in una zona residenziale dunque resta tutto. Ecco le impressioni di Legambiente.

“Ponte San Pietro può, ormai,  essere assunto come il simbolo estremo della sempre più dilagante disattenzione degli amministratori, verso le problematiche ambientali e di tutela del territorio.

A suo tempo, abbiamo seguito con estrema attenzione l’evolversi delle sue vicende urbanistiche, contestando e contrastando le scelte improvvide della precedente amministrazione, come l’idea di devastare aree naturalistiche pregiate con interventi di edificazione o la politica economicamente insostenibile di insediamento di un nuovo centro commerciale.

La nuova amministrazione purtroppo sta andando ben oltre: tutte le scelte che si sono sin qui succedute sono infatti a svantaggio del bene comune e assolutamente disinteressate del rischio di degrado irreversibile dell’ambiente e del territorio.

Le iniziative di recupero dell’Isolotto del Brembo (quasi 180.000 mq a valle del centro, di cui 15% demanio comunale) con la sua destinazione ad “Area naturalistica”  e la richiesta di entrata nel Parco Locale di Interesse Sovracomunale del “Basso Brembo Sud”  sembrano essere state abbandonate  e l’area è stata sostanzialmente appaltata – con il beneplacito del’amministrazione – ai cultori dei “giochi di guerra”, non certo specialisti di tutela della rara flora spontanea che costituisce il pregio dell’area, né di protezione dalle attività criminali e dai reati ambientali di abbandono dei rifiuti.

A seguire è venuta la vicenda dell’area nuovo mercato, che ha rappresentato – al di là della infelice conduzione tecnica, che non è nostro interesse commentare – il tentativo di risolvere difficoltà economiche di un costruttore concedendogli la facoltà di convertire 11.000 mq di suolo agricolo in nuovi capannoni, con la dubbia compensazione di un duplicato di piazzola ecologica contrario a ogni virtuosa logica di gestione consortile, frutto di ambizioni campanilistiche di cui alla fine alla comunità restano solo i sempre più insostenibili costi di gestione.

Infine, la decisione più recente e devastante, riguarda l’ “annullamento” della convenzione con la Fonderia Mazzucconi: un vero capolavoro. La Fonderia (di leghe di alluminio per l’auto) è tecnologicamente vecchia: ha inquinato e continua a produrre emissioni nauseabonde sopra il centro abitato e ad altezza piano strada per le zone residenziali di Villaggio e Clinica, è obsoleta (per età, intenso uso e mancato rifacimento impianti) e attira nell’abitato un intenso traffico di Tir.

L’area in cui avrebbe dovuto essere trasferita, notoriamente distante da zone residenziali, è stata convertita in zona industriale solo e unicamente per il trasferimento di tali attività (eventualmente anche acquistate da terzi) e, in mancanza del trasferimento, in base alla convenzione originaria, avrebbe dovuto ritornare agricola. La nuova convenzione realizza quindi un “doppio danno” all’ambiente e alla salute dei cittadini e un “regalo” di milioni di Euro alla proprietà della Mario Mazzucconi (Maberfin).

All’elenco delle decisioni contestabili di questa amministrazione è il caso di aggiungere l’abolizione, all’atto dell’insediamento, dell’unica limitatissima Ztl del paese, e la distruzione del reperto di archeologia industriale costituito da una sezione della ex diga degli anni ’30;  provvedimenti che danno la definitiva misura di una desolante incapacità di individuare per una comunità locale nuove opportunità di sviluppo, diverse da quei modelli di sperpero dei beni comuni storici, culturali e ambientali, che ci hanno incanalato verso una crisi di cui non si vede la fine.

Quel che è certo è che  Legambiente non intende rimanere spettarice di fronte a questa serie di scelte amministrative che tolgono alla comunità di Ponte San Pietro ogni prospettiva di sostenibilità e si muoverà perciò nelle opportune forme per evitare questi ultimi e definitivi scempi, contando anche sul patrimonio di iniziativa e capacità di mobilitazione che i comitati e le forze sociali locali hanno saputo esprimere in passato”.

Nicola Cremaschi
Legambiente Bergamo

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