iscrizionenewslettergif
Bergamo

Segreteria Cgil Bergamo: ecco i nuovi eletti

Di Redazione27 settembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
I tre nuovi eletti nella segreteria della Cgil

I tre nuovi eletti nella segreteria della Cgil

BERGAMO — Sono stati eletti ieri a larga maggioranza dal Comitato Direttivo della Cgil di Bergamo tre nuovi componenti della segreteria provinciale: sono Luisella Gagni, Elena Bernardini e Massimiliano Ratti, la cui elezione porta l’organismo dirigente a otto membri, 4 a tempo pieno e 4 a scavalco, di cui uno in produzione.

Gli altri membri di segreteria, oltre al segretario generale Luigi Bresciani, sono Giuseppe Mascioli, Giacomo Pessina, Luciana Fratus, Fulvio Bolis. È, invece, uscito dalla segreteria Stefano Previtali, andato in pensione dallo scorso luglio.

Ecco il profilo individuale dei nuovi eletti, le esperienze sindacali e i dettagli biografici (in allegato una foto, da sinistra a destra: Luisella Gagni, Massimiliano Ratti e Elena Bernardini).

Luisella Gagni, sposata, una figlia, residente a Scanzo, 56 anni. Fa parte del Direttivo nazionale e regionale della FILCAMS-CGIL ed è presidente del Direttivo provinciale di categoria. Dal 1983 svolge attività sindacale. È il membro di segreteria “in produzione”, cioè continuerà a svolgere il proprio lavoro all’Auchan di Bergamo, via Carducci.

Elena Bernardini, sposata, una figlia, residente a Costa Volpino, 55 anni. Laureata in pedagogia, docente di scuola primaria, è membro di segreteria della FLC-CGIL di Bergamo dal 2011, fa parte della Struttura di Comparto nazionale che si occupa della contrattazione del settore della scuola. Iscritta al sindacato dal 1978, si occupa attivamente di questioni sindacali dal 2000.

Massimiliano Ratti, sposato, un figlio, residente a Seriate, 49 anni, fa parte della segreteria provinciale della FILCTEM-CGIL, del Direttivo provinciale, regionale e nazionale di categoria e del Direttivo provinciale e regionale della CGIL. E’ in distacco sindacale dal 2002, lavorava per il Gruppo Amadori.

Nella sua relazione introduttiva, il segretario generale Luigi Bresciani ha parlato delle sfide che il sindacato ha davanti a sé e in particolare della questione del lavoro e della questione dei redditi da lavoro e da pensione: “Sul primo punto ci dobbiamo confrontare con la riforma Fornero del mercato del lavoro” ha detto il segretario provinciale. “Una legge densa di contraddizioni. Basti pensare ai contratti a termine: l’obiettivo dichiarato era quello di prevenire l’uso distorto di questo istituto. Le modifiche introdotte non sempre combattono gli abusi ma, al contrario, rendono più semplice il ricorso a questo strumento. Viene escluso l’obbligo di giustificare l’apposizione del termine nel caso di primo contratto di durata non superiore ai 12 mesi e viene elevato l’intervallo che intercorre tra un contratto a termine e l’altro: tra la fine di un contratto e la stipula di uno nuovo devono passare 60 giorni (90 se la durata iniziale superava i sei mesi). Il nostro giudizio complessivo sulla riforma non è positivo nel senso che non sono state introdotte misure vere di cambiamento, qua e là vi sono anche interventi positivi, ma non sarà certo questa riforma a cambiare in meglio il mercato del lavoro italiano”.

Sul tema della crescita Bresciani davanti alla platea del comitato direttivo ha detto: “L’Italia è sempre di più un paese stanco, che ha perso la voglia di crescere. Il nostro paese si segnala per la scarsa mobilità sociale e per il fatto che la ricchezza è distribuita in maniera molto più diseguale del reddito. Corporativismi, mercati protetti e reti familiari si trasformano da fattori di stabilità, in freni alla crescita. Nuovi tagli alla spesa sanitaria pubblica e agli enti locali non faranno che peggiorare le diseguaglianze senza però migliorare l’efficienza e l’appropriatezza della spesa e dei servizi nelle Regioni meno virtuose. Occorre scardinare il patto di stabilità e liberare risorse per la manutenzione di strade, scuole, per pagare i fornitori, per garantire i servizi. Più che spendig review, servirebbero nuovi investimenti che favoriscano la crescita del sistema”.

Poi si è soffermato sul destino dell’industria nel nostro paese: “Al Ministero sono aperti 150 tavoli di crisi che riguardano la siderurgia, la chimica, l’alluminio. Le difficoltà della Fiat e il definitivo tramonto del Piano fabbrica Italia da 20 miliardi e la crisi dell’industria dell’auto non sono isolate, sono dentro un processo che può portare al collasso del cuore dell’intero sistema industriale italiano. Non va l’auto, il mercato del motociclo è in forte caduta, Finmeccanica ha un piano di dismissioni di attività rilevantissima, il polo siderurgico più grande d’Europa, quello dell’Ilva di Taranto, rischia la chiusura perche non in regola con le emissioni. Servono risorse pubbliche a sostegno di piani industriali solidi, con forti impegni strategici sull’innovazione di prodotto e di processo. La vicenda dell’Ilva di Taranto apre scenari inquietanti sul futuro dell’industria italiana. La storia dell’acciaio è la storia stessa dell’industria italiana. Serve una politica industriale che, affrontando il tema della ristrutturazione dei grandi impianti, opti per una strategia in cui tutto il sistema Italia innalzi la qualità delle produzioni e l’innovazione dei processi. Scaricare sugli operai di Taranto il dilemma ambiente-lavoro è da irresponsabili, come se fossero loro a decidere se aprire o chiudere una fabbrica! Non hanno scelta se sono messi davanti a quella di perdere il lavoro o rischiare di avvelenarsi rischieranno di avvelenarsi. E la proprietà che deve affrontare il tema di come si rimuovono tutti gli elementi che determinano una lesione al diritto alla salute e alla vita. La scelta non è e non può essere lavoro o salute. Occorre salvaguardare il lavoro e la salute”.

E sulla situazione di Bergamo e della provincia il segretario ha aggiunto: “I dati relativi all’incremento della disoccupazione, delle procedure di mobilità e alle innumerevoli crisi aziendali nella nostra provincia hanno innalzato in modo notevole l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, soprattutto quelli legati ai processi di ristrutturazione aziendale. Le procedure di riduzione di personale e le riorganizzazioni, che in tanti casi comportano la chiusura di singoli reparti o addirittura di intere aziende, hanno coinvolto alcune imprese medio-grandi significative del nostro territorio (Indesit, Legler, Novem, Honegger) con un pesante impatto sulla struttura economica e sul versante sociale. Va inoltre evidenziata la fase di grave criticità del sistema delle piccole medie imprese, più esposte ai diversi fattori della crisi (calo consumi interni, restrizione credito). La situazione economica è ulteriormente aggravata dalla crisi pesantissima che sta coinvolgendo il settore delle costruzioni, storicamente punto di forza del sistema economico bergamasco. Settore che negli ultimi due anni ha registrato un calo complessivo di oltre il 20% di addetti. Secondo i nostri calcoli, in provincia di Bergamo risulterebbero interessate ad una effettiva ricerca di lavoro circa 40.000 persone disoccupate o inoccupate. Di fronte a una situazione relativamente nuova per una provincia come la nostra, riteniamo urgente che alcune delle cose scritte sul modello Bergamo, si realizzino. Va modificato il sistema delle doti regionali evitando la dispersione delle risorse, definendo le aree professionali verso le quali orientare l’offerta formativa. Vanno introdotte incentivazioni per le aziende che, anziché gestire esuberi con ammortizzatori tradizionali privilegino strumenti di ripartizione del lavoro (contratti di solidarietà, riduzioni di orario, part-time, ecc.). Occorre sostenere, attraverso l’individuazione di una, due aree del territorio (es.: ex Legler a Ponte S/P, ex Indesit a Brembate) progetti nuovi d’impresa in settori innovativi, favorire la ricerca, l’internazionalizzazione e l’innovazione, la messa in rete dei soggetti del territorio (ruolo strategico di Bergamo Sviluppo, di CCIAA, Università, Kilometro rosso)”.

Sui temi del welfare in occasione dell’incontro dell’11 settembre con l’Assessore regionale Boscagli “numerose organizzazioni di terzo settore del territorio di Bergamo hanno presentato un documento di analisi e forte critica della proposta di Patto per il welfare regionale” ha detto ancora Bresciani. “Nell’occasione è stato consegnato un documento che porta in calce le firme di Confcooperative Bergamo, Legacoop Bergamo, CGIL, CISL, Associazioni cattoliche, Forum delle associazioni di volontariato socio sanitario bergamasco e altre ancora. Una iniziativa unitaria, forte ed importante che ha comunicato le preoccupazioni, le analisi e le critiche di una parte molto significativa e trasversale del mondo del terzo settore bergamasco per il presente ed il futuro del welfare lombardo. Il documento esprime un giudizio nettamente negativo sul tentativo di tagliare i costi, comprimendo i diritti, piuttosto che di riprogettare un articolato sistema di politiche di welfare”.

Bergamo, tre giorni di ciclismo e festa per Gimondi

Felice Gimondi BERGAMO -- Tutto è pronto per la tre giorni dedicata ai festeggiamenti dei 70 anni ...

Arte: due grandi mostre dalla Fondazione Credito Bergamasco

Fede Galizia: Pere e cesto di ceramica con uva e prugne BERGAMO -- Due grandi eventi e due grandi opportunità per gli appassionati d'arte. L'autunno della ...