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Orobie, non esistono solo gli ambientalisti

Di Redazione25 settembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La Presolana

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CASTIONE DELLA PRESOLANA — E’ molto acceso il dibattito sul futuro delle Orobie, su quale tipo di iniziative, legate al turismo e all’economia, da mettere in campo per rilanciare una zona di primaria importanza per il territorio bergamasco. Ecco gli interventi inviati da alcuni lettori di Bergamosera.

“Buongiorno,
leggo ormai da mesi articoli su vari media in ordine a critiche feroci sulle iniziative turistiche ed attività svolte sulle Orobie. Certamente alcuni spunti possono trovare anche il mio personale consenso, tuttavia, quello che mi indigna è la crescente asprezza del confronto che è ormai divenuto scontro, quasi una guerra di trincea.

Ormai quotidianamente si legge su internet notizie di critiche. Rilevo che lo spunto parta sempre dagli ambientalisti che sembrano ormai trasformarsi in vedette, quasi fossero, mi si consenta, delle marmotte pronte a fischiare in caso di minimo pericolo.

Il mio intervento ha uno scopo molto semplice che si può riassumere in una sorta di bans: non esistono solo gli ambientalisti. Loro si sono pochi, ben organizzati, a loro non manca il dono della parola e ben lo comprendiamo. Esiste anche la gente comune, quella che vive in montagna e non che non condivide lo spirito di questo nuovo neo ambientalismo che vede nelle grida l’espressione della tutela dell’ambiente.

Credo che la gente comune non abbia nemmeno il tempo di dedicarsi a certe problematiche. Sono altre le vicissitudini che la vita quotidiana pone di fronte.
Ciò nondimeno chi vive in montagna è consapevole dell’esigenza di tutela delle Orobie, dell’esigenza di trovare un compromesso una strada maestra che possa coniugare sviluppo e tutela ambientale. La differenza con gli ambientalisti consiste nell’assenza del clamore, del sollevare disgusto, riprovevolezza.

Non significa, tuttavia, che la loro posizione, la nostra posizione debba essere sottovalutata perchè meno autorevole, perchè non diviene voce gridata. Non c’è daltronde da indignarsi o da gridare allo scandalo quando si auspica che il proprio territorio possa svilupparsi possa offrire opportunità di crescita economica di benessere.

Spero che il mio messaggio possa essere recepito dai media perchè possano sempre tenere conto che oltre le grida vi sono anche altre posizioni non meno dignitose da ignorare”.

LETTERA FIRMATA

“Gentile redazione, vorrei offrire una riflessione in ordine alla polemica innescata negli ultimi mesi in maniera incessante ad opera delle associazioni amnbientaliste e da parte di loro esponenti in maniera individuale.

Oggi tocca registrare l’ennesimo spunto . Questa volta, o meglio dire, ancora una volta è Davide Sapienza a sparare contro le Orobie. Ancora una volta nulla di nuovo ed eclatante. L’obiettivo è qualche sfortunato endurista che probabilmente ha incrociato il percorso del denunciante Sapienza.

Lo scrittore ultimamente ha scritto una lettera pubblicata sulla stampa nazionale, quotidiano La Stampa, dando una immagine apocalittica, sono le sue parole riprese nel titolo dell’articolo pubblicato su la stampa, delle nostre Orobie.

I lettori de La stampa dell’Italia intera hanno potuto apprendere che nelle Orobie ci sono scempi apocalittici. L’immagine delle Orobie è certamente negativa. Mi chiedo cosa un lettore possa pensare della nostra terra.

Gli ambientalisti non si curano dei riflessi del loro operare integralista ed univoco. Solo condanna è il loro verbo, niente compromesso, intransigenza ed esclusione del diverso da chi come loro, si ritiene immune da ogni critica.

Il problema si riassume anche in una questione lessicale. Loro si chiamano “Orobievive” con esse mettendo al centro dell’attenzione l’ambiente inteso come spazio chiuso in se e per se senza considerare chi in esso esiste e conduce una esistenza umana. Come se l’ambiente potesse essere considerato disgiuntamento da chi lo abita da chi vive da chi svolge attività antropiche necessarie a garantirne l’esistenza.

Al centro di tutto v’è l’ambiente in senso fisico ad esso si guarda come il bene assoluto e ogni attività che lo scalfisce è ritenuta “gramigna” come disse Locatelli, esponente di orobievive, estirpare, da condannare, da esporre al ludibrio. La loro attività di denuncia ha proprio questo senso di indicare e condannare. L’intento è quello di sollevare l’indignazione.

La questione, invece, dovrebbe essere considerata in modo diverso ovvero “vivere nelle Orobie” ovvero considerando al centro dell’attenzione le persone che vivono nelle Orobie ovvero in un ambiente prezioso ed incontaminato. La questione è come contemperare le esigenze delle persone con quelle dell’ambiente e della sua esigenza di preservarne la biodiversità. Credo che la differenza non sia solo lessicale e rispecchi la diversità di vedute fra chi pensa in modo chiuso e chi cerca con fatica un percorso difficile che contemperi le diverse esigenze.

Serve un compromesso è chiaro ma è difficile scorgerlo all’orizzonte specie se si considera le critiche univoche che ogni giorno, davvero ogni giorno, piovono nei confronti di chi vive nelle orobie e cerca di immaginare uno sviluppo sostenibile che consenta alle genti orobiche di continuare a vivere in questo scenario unico patrimonio di tutti.

LETTERA FIRMATA

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