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Editoriali Politica

Ma Matteo Renzi è davvero un fenomeno?

Di Redazione24 settembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Matteo Renzi sul palco di Bergamo

Matteo Renzi sul palco di Bergamo

Qualcuno lo ha chiamato “ciclone”. Altri hanno enfatizzato il suo arrivo a Bergamo quasi si trattasse del “Salvatore del mondo”, o più modestamente dell’Italia. C’era grande attesa e sono stati in molti a partecipare al comizio bergamasco del sindaco di Firenze, nonché candidato alle primarie del centrosinistra, Matteo Renzi. Ma, al di là degli aspetti politici che saranno oggetto di altri articoli, ci preme capire se quello del Giamburrasca del Pd sia davvero il fenomeno di massa che traspare su taluni giornali.

Renzi è certamente una novità, da seguire da vicino. Rappresenta il futuro della politica italiana e di sicuro ne sarà protagonista nei prossimi anni. Ma i toni enfatici che hanno accompagnato il suo secondo sbarco a Bergamo, e le analisi trionfalistiche del giorno dopo sul suo “grande seguito”, ci paiono quantomeno fuori luogo, almeno per quanto accaduto in Bergamasca.

Sabato pomeriggio, dicono tutti i quotidiani più autorevoli, c’erano duemila persone alla Fiera di via Lunga. Ebbene, in questi tempi di antipolitica imperante, certamente un bel risultato. Tuttavia, se vogliamo riportare la questione nell’alveo della ragione e non in quello della partigianeria politica, non si tratta di una cifra da capogiro.

Qualche esempio. Al congresso del Pdl vinto da Capelli nel febbraio scorso, da quelle parti passarono circa 8000 di persone (per la verità per tutto il giorno) ma nessuno si è mai sognato di dire che il segretario provinciale sia pronto alla guida nazionale del paese. Allo stesso modo, gli incontri della Lega in Bergamasca hanno sempre fatto numeri decisamente superiori a quelli di Renzi.

E che dire poi delle feste del Pdl in Bergamasca? Le serate di punta di Ghisalba hanno portato anche 1000-1500 persone alla volta: metà o poco più di quelle di Renzi che pur si avvale di guru della comunicazione come Giorgio Gori e copertura mediatica nazionale garantita. Il paragone con le feste strabordanti della Forza Italia targata Pagnoncelli, poi, è improponibile.

Se vogliamo un confronto fra eventi nello stesso luogo, ricordiamo che circa un anno fa Pagnoncelli e Raimondi portarono 850 persone – fra amministratori, seguaci e amici – alla Fiera di via Lunga in un celebre incontro politico: e si trattava di un appuntamento provinciale. E se poi il confronto lo mettiamo sul piano del partito, l’allora candidato premier del centrosinistra Walter Veltroni con il suo “Yes, we can” riempì addirittura il palazzetto dello sport di Bergamo, con numeri decisamente superiori a Renzi.

Dunque, diamo a Cesare quel che è di Cesare ma non facciamo un’epopea di un semplice incontro politico. La sensazione, al di là dei contenuti dei discorsi tutti da analizzare, è che Renzi abbia un seguito interessante. Ma che abbia ancora molto, molto da costruire in termini di consenso. Almeno in Bergamasca, i seguaci di Bersani (che sono la maggioranza del Pd) per ora possono stare tranquilli.

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