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Valseriana

Lizzola, a pagare il prezzo dell’immobilismo è la gente

Di Redazione17 settembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Lizzola

Lizzola

BERGAMO — Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di un lettore riguardante l’aspra polemica sul comprensorio unico Lizzola-Colere, che sta scatenando un acceso dibattito fra i residenti della valle e non solo.

“Gentile Redazione,
è da anni che assisto come impassibile alla sistematica polemica che va innescandosi in ordine alle iniziative turistiche, in primis il comprensorio sciistico Lizzola e Colere. Ho sempre preferito apprendere e conservare per me le opinioni che si formavano dentro di me attraverso lo scambio di idee fra la mia cerchia di conoscenze.

Ora ho deciso di fare un passo, di esternare ciò che penso perchè la situazione credo abbia oltrepassato ogni livello di ragionevolezza. Orobievive ed altre associazioni non perdono occasione per rivolgere i loro strali di censura rispetto a qualsiasi attività turistica intrapresa.

I media non mancano di dar risalto a queste provocazioni con il risultato di offuscare l’immagine delle nostre montagne orobiche che, credo, in fondo, non meritino questo trattamento.

Sì perchè appare tutto il presunto aspetto negativo. Traspare una immagine certamente deleteria che non incoraggia il turista a venire in visita nei paesi delle nostre valli.

Nel frattempo l’offerta turistica non riesce ad essere al passo. Ogni iniziativa turistica come il comprensorio sciistico lizzola colere, ancor prima di nascere si trova sotto la spada di damocle di un fuoco di fila di iniziative anche giudiziali atte a bloccarlo sin sul nascere.

Gli intenti delle associazioni ambientaliste sono chiari: no reciso al comprensorio, no deciso ad ogni iniziativa ritenuta lesiva della dignità della montagna. Non v’è spazio per il dialogo, per la discussione in merito alle modalità di realizzazione delle opere. Non v’è spazio per un compromesso. Ci troviamo di fronte ad una sorta di battaglia campale fra fronti comtrapposti.

Sembra una guerra di trincea. Sembra di essere tornati alla prima guerra mondiale. La situazione è paradossale. Sconcertante.
Sì perchè la situazione bloccata non è indolore. A pagare il prezzo di un immobilismo da contrapposizione è la gente che vive sulle montagne, che vede giorno dopo giorno calare le opportunità che il territorio può offrire. Vede altresì i propri competitori, in primis le stazioni sciistiche vicine dalla Valtellina alla Valchiavenna, per non parlare del Trentino e dell’Alto Adige per rimanere in Italia che migliorano la propria offerta ogni anno, sempre più lontane, sempre più inavvicinabili.

La situazione è davvero difficile. Credo che tutti debbano fermarsi, riflettere e domandarsi se davvero ha senso continuare in questa maniera. Se ha senso arroccarsi ognuno sulle propriee posizioni. Credo sia possibile cambiare, aprirsi alle ragioni vicendevoli e trovare una soluzione per offrire alla gente della montagna un’opportunità, una possibilità che consenta loro di non perdere la speranza di credere in un futuro migliore, un futuro di rilancio, un futuro in cui non sia l’oblio a stagliarsi all’orizzonte ma la luce di una rinascita in cui abbiano il loro spazio.

E’ il mio auspicio. Il mio desiderio perchè le Orobie possano diventare un luogo ove ogni persona possa trovare motivo di gioia per il solo fatto di esserci.

Marco Scaburri

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