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Bergamo

Riforma del lavoro: piccola guida ai nuovi contratti

Di Redazione11 settembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Nuovi contratti nella riforma del lavoro dipendente

Nuovi contratti nella riforma del lavoro dipendente

BERGAMO — Quali contratti si possono fare al personale con la nuova riforma del lavoro? Se lo chiedono tutti gli imprenditori bergamaschi dopo l’introduzione delle nuove norme varate dal governo. Ecco una breve guida offerta offerta da Terrazzini & Partners (www.terrazzini.it), studio di consulenti del lavoro.

Nell’ambito di un percorso di crescita e di ripresa economica del nostro Paese, il governo ha varato da pochi giorni la legge n.92 del 28 giugno 2012, che va sostanzialmente a ridefinire l’assetto riguardante il mondo del lavoro in Italia. I provvedimenti contenuti nel testo legislativo mirano a rendere più stabile la condizione dei lavoratori dipendenti, andando a contrastare il fenomeno del cosiddetto “precariato”.

In primo luogo, per quanto riguarda la flessibilità in entrata, la legge presenta quattro articoli contenenti alcune disposizioni in materia di apprendistato, contratto a termine, lavoro a progetto, con riferimento anche ai licenziamenti collettivi e individuali e agli ammortizzatori sociali.

La riforma del mercato del lavoro, in buona sostanza, andando a razionalizzare le attuali forme di lavoro dipendente, si pone l’obiettivo di incentivare le aziende e i datori di lavoro ad assumere a tempo indeterminato i propri collaboratori, scoraggiando il ricorso a forme contrattuali che prevedano il contratto a termine.

Il lavoratore che accede per la prima volta al mondo del lavoro, quindi, è soggetto all’apprendistato, che rappresenta la prima fase nel percorso che eventualmente condurrà alla sottoscrizione di un contratto a tempo indeterminato. Per quanto riguarda invece i licenziamenti individuali, la riforma prevede significative modifiche all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Mentre la parte relativa ai licenziamenti discriminatori (che prevedono la reintegrazione) resta inalterata, cambiamenti sostanziali si segnalano relativamente ai licenziamenti disciplinari ed economici.

Anche gli strumenti di tutela del reddito subiscono un ripensamento radicale: in primo luogo, si andrà verso la realizzazione di un unico ammortizzatore sociale, ossia l’Aspi (Associazione sociale per l’impiego) che gestirà le indennità di mobilità e di disoccupazione. Questo nuovo ammortizzatore sociale verrà esteso a categorie professionali precedentemente escluse (come ad esempio gli apprendisti), e anche agli individui con una breve esperienza nel mondo del lavoro. Si conferma invece la regolamentazione in corso per quanto concerne la Cassa Integrazione ordinaria.

In secondo luogo, il governo varerà nuove politiche del lavoro, finalizzate anche a favorire l’occupazione femminile (soprattutto per quanto riguarda la gestione della maternità) e il sostegno per i lavoratori anziani.

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