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Bergamo

Yosemite, virus letale: 7 bergamaschi a rischio contagio

Di Redazione10 settembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
I controlli al parco di Yosemite, colpito dall'epidemia

I controlli al parco di Yosemite, colpito dall’epidemia

BERGAMO — Ci sono anche 7 bergamaschi fra le persone che nell’agosto scorso si trovavano al celebre parco Yosemite negli Stati Uniti, dove è stata diramata un’allerta per un virus letale portato dai roditori.

Il parco nazionale Usa Yosemite ha raddoppiato il raggio del suo allarme hantavirus a circa 22.000 visitatori che potrebbero essere stati esposti al virus, potenzialmente mortale. Intanto i casi confermati di contagio sono saliti a otto, mentre è stato registrato un terzo decesso.

Secondo quanto segnalato dalle autorità Usa, fino a diecimila persone potrebbero essere a rischio di aver contratto la sindrome polmonare da hantavirus durante il loro soggiorno nella zona del Curry village tra giugno e agosto.

Circa 2.500 di queste persone vivono fuori dagli Usa, secondo i funzionari sanitari americani. Il timore è che possano sviluppare la malattia il mese prossimo, visto che il virus ha fino a sei settimane d’incubazione.

L’allarme è stato esteso a ulteriori 12.000 visitatori dei più remoti High Sierra Camps del parco, dopo che un ottavo caso della malattia è stato confermato in un uomo che è stato in quella zona.

L’estensione dell’allarme è arrivata con la conferma della morte di una terza persona, dopo le due vittime della settimana scorsa. Anche la Francia sta indagando su due casi sospetti di hantavirus tra persone che sono state in visita allo Yosemite.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha diffuso un’allerta globale questa settimana, consigliando ai viaggiatori di evitare l’esposizione a roditori e scoiattoli.

Il virus può portare gravi difficoltà respiratorie, fino alla morte. Inizialmente si presenta con sintomi simili all’influenza con mal di testa, febbre, dolori muscolari, respiro corto e tosse. Non esiste cura, anche se una diagnosi precoce attraverso esami del sangue aumenta enormemente il tasso di sopravvivenza.

L’hantavirus vive nelle feci, nell’urina e nella saliva dei roditori, che possono mischiarsi con la polvere e essere inalate dagli uomini, soprattutto in spazi piccoli con scarsa ventilazione.

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