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Orobievive: i motivi del “no” al comprensorio di Lizzola

Di Redazione10 settembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Lizzola

Lizzola

LIZZOLA — Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di risposta dell’associazione Orobie vive in merito al progetto di un comprensorio unico fra Colere e Lizzola a cui gli ambientalisti si oppongono argomentando la loro posizione.

“Gentile Direttore,
la lettera da voi pubblicata il 6 settembre scorso e titolata “Lizzola, il comprensorio e l’integralismo ambientalista”, in più punti chiama in causa il nostro coordinamento. Senza entrare in polemica con le fragili argomentazioni in essa contenute, a noi importa esporre la nostra posizione in merito alla questione “Comprensorio Sciistico”. Tale progetto in Regione cammina molto a rilento non certo per colpa di Orobievive, bensì per i ritardi accumulati dai proponenti il progetto. Attendiamo infatti ancora di conoscere i dettagli del progetto e dell’approccio ambientale adottato, prima di fare le nostre legittime osservazioni.

Da tempo ci facciamo promotori di un modello di sviluppo che sia realmente sostenibile, tanto sul piano ambientale quanto sul piano economico. L’innalzamento delle temperature su tutto l’arco alpino ha ridotto la durata della stagione sciistica, colpendo il lato dell’offerta. La domanda, dagli sport invernali di massa si è frammentata verso altri servizi, che le stazioni sciistiche orobiche spesso non sanno offrire. Da ciò il calo dell’utenza che produce pesanti riscontri sui già fragili bilanci delle società proprietarie degli impianti, ormai in condizioni disperate, tra debiti consolidati molto pesanti o inverosimili difficoltà nel pagamento delle bollette elettriche.

Tali debiti ricadranno sulla popolazione, considerato che la società gestrice è ad ampia partecipazione pubblica e che il tanto discusso rilancio prevede ampie quote di finanziamento pubblico, senza il quale l’intervento non sarebbe fattibile.

Risulta chiaro che insistere su questa strada non porta ad alcun incremento reale dell’occupazione nelle valli e non sviluppa alcun indotto stabile e significativo, ma al contrario sottrae all’economia reale cospicue risorse che andrebbero investite in un’economia sana: valorizzando gli agriturismi e il turismo gastronomico, settori questi in crescita, oppure le attività artigianali locali.

Inoltre: il moderno sci di discesa richiede piste sempre più larghe e veloci, anche per ragioni di sicurezza. Ciò implica la necessità di sbancamenti, uso di esplosivi, disboscamenti approssimativi, col rischio di danni irreparabili conseguenti a lavori mal eseguiti. Le Orobie, infatti, non hanno -di per sé- caratteristiche geo-morfologiche adatte al tracciato di importanti piste da sci. Basti osservare ciò che ha comportato la realizzazione di nuove piste (Colere, Val Sedornia, Valtorta, Piazzatorre, Spiazzi di Gromo) o l’allargamento delle esistenti (Foppolo), per tacere di esperimenti falliti quali Valcanale e Alpe Arera.

In mancanza di precipitazioni copiose, piste ampie significano innevamento artificiale e successivo compattamento della neve. L’innevamento artificiale rappresenta un grave problema per l’utilizzo di imponenti riserve idriche nel periodo invernale. Proprio in inverno, negli ultimi anni, sono state maggiori le difficoltà di approvvigionamento d’acqua potabile in montagna. Ci preoccupa quindi il conflitto tra la poca acqua disponibile per gli usi necessari e il suo utilizzo per scopi ricreativi.

Da più parti e da tempo si parla di de-stagionalizzazione del turismo di media montagna: infatti le maggiori presenze turistiche si concentrano nel periodo estivo. Come si concilia questa necessità, con il degrado degli ambienti alpini conseguente all’allargamento del demanio sciabile?

Non ci stancheremo mai di ripetere che le Alpi Orobie sono una delle aree di maggior valenza ambientale, paesaggistica e di biodiversità dell’intera catena alpina: è dalla comprensione che tale dato di fatto rappresenta la vera ricchezza di quei territori, e non un ostacolo da aggirare a tutti i costi, che deve partire ogni progetto di sviluppo economico degno di essere realizzato.

Grazie per l’attenzione.

Roberto Moneta
per Orobievive

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