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Valseriana

Lizzola: il comprensorio e l’integralismo ambientalista

Di Redazione6 settembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Lizzola

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LIZZOLA — Non si placano le polemiche sul comprensorio unico di Lizzola e Colere. Il dibattito sulla possibilità è acceso da mesi anche se l’opera è ben lungi da venire. Gli ambientalisti si oppongono con forza al progetto. Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di una cittadina della valle che la pensa in maniera diversa.

“Buongiorno, traggo spunto dalla comunicazione del signor Corti pubblicata nel suo sito: http://www.ruralpini.it/Commenti01.08.12-Povere_Orobie.htm. Già leggendo le originarie polemiche dal tema emblematico “Orobie Luna park” fui colpita da una sorta di anatema che così si può esemplificare: non passerà certo molto tempo che il comprensorio sciistico Lizzola-Colere verrà bersagliato anche da questo esponente del club degli ambientalisti. Detto, o meglio, pensato, ed ecco verificatosi.

Va da sè che il Corti agisce, quasi fosse una sorta di autorevole longa manus, con l’associazione Orobievive. Mi viene il dubbio che sia una strategia per così dire rinverdire la strategia ambientalista ormai logora.

Il Corti questa volta, come già fatto da Orobievive, si scaglia apertamente contro le istituzioni facendo nomi e cognomi, facendo chiaramente intendere come i sindaci siano una sorta di associazione a delinquere il cui obiettivo è letteralmente imbrogliare i residenti favorendo spudoratamente i palazzinari e gli speculatori.

Orbene il sig. Corti, dovrebbe ricordare che si sta scagliando contro dei cittadini eletti dalla popolazione, proprio quella che lui sostiene di voler tutelare. Popolazione che democraticamente ha espresso il proprio voto, peraltro, in alcuni casi riconfermando quei sindaci e ben conoscendo le annose tematiche del comprensorio sciistico già bersagliato pubblicamente dagli ambientalisti.

Il signor Corti manca di rispetto non solo verso quei cittadini ma anche verso lo Stato poiché i sindaci rappresentano lo Stato. Ma la cosa che sembra importare al Corti è apparire. L’autoreferenzialità sembra essere il suo tratto distintivo.

Nel merito il Corti non propone nessuna riflessione nuova ma va a ribadire i soliti concetti, che ritengo comunque allusivi, consistenti in una sorta di combine fra amministratori e costruttori.

Ancora una volta il comprensorio sciistico tra Lizzola e Colere ne fa le spese. Ma dove era il Corti quando in questi anni in Valle Brembana si realizzavano nuove piste, si spostavano milioni di metri cubi di terra per livellare piste e posare pali di seggiovie. Dove è Corti quando a Foppolo si parla di parcheggio multi piano e di progetti edilizi ed alberghieri per oltre duemila nipvi posti letto solo a Foppolo.

Anche qui si ha la prova che Corti agisce come longa manus di Orobievive, poichè la medesima nulla ha mai eccepito su questi progetti.

Inviterei il signor Corti a recarsi ora in montagna e non solo a ferragosto per verificare lo stato di pace dei sensi che domina. Si renderà conto che in quelle valli da lui criticate nessuna entità attenta allo stato di quiete.

Il problema consiste nel modo di vedere il fututo della montagna.

Chi sta con Corti desidera una montagna ove la natura dispone da se, incontrastata. Chi appoggia la visione degli amministratori locali, liberamente eletti, dunque, appoggiati dai cittadini che vivono la montagna, desidera una montagna in cui l’ambiente si sviluppi, evolva in una sorta di connubbio fra l’operare dell’uomo ed il disegno della natura.

La storia ci insegna che l’uomo per vivere e prosperare, per non estinguersi, deve operare laboriosamente, deve anche dominare la forza degli elementi. Siamo qui anche perchè in passato ed ancora oggi l’uomo si adopera contro le avversità della natura. L’uomo ha dimostrato di saper modificare l’ambiente sapientemente ed intelligentemente.

Certamente la natura, in continua evoluzione da sola non riuscirà a garantire le condizioni perché la collettività possa continuare a vivere e prosperare in montagna. E non sarà certo la realizzazione di opere quali le ristrutturazioni delle baite e della ret sentieristica, propugnata dal Corti ad invertire la tendenza allo spopolamento. Chiunque abbia un figlio sa cosa intendo.

Orbene, il modello eccelso per chi vive in montagna è il Trentino e l’Alto Adige. Qui grazie ad un sistema istituzionale particolare le risorse non mancano. In questi luoghi l’uomo da secoli vive in simbiosi con la natura. Cosa accade in quelle terre.

In Trentino si costruiscono impianti alla velocità della luce. Ogni impianto non può superare la vita media di 10 anni. Si tagliano abetaie, si livellano i pendii, si costruiscono rifugi, si ampliano e riammodernano alberghi, si costruiscono veri e propri centri benessere, si cercano sorgenti perforando le viscere della terra: si sfrutta sapientemente la montagna.

Ecco quello che è necessario, specie in questi tempi di crisi: trarre dalla montagna motivo di sussistenza.

Il problema non sono le costruzioni: il problema è come realizzarle, come gestirle, che tipo di edifici sono necessari? E’ meglio ristrutturare o costruire del nuovo? Meglio uno o meglio l’altro? In che proporzioni?

Il Corti e Orobievive sembrano avere un’idea integralista della montagna già pesantemente bocciata dai cittadini che anche nel silenzio e nel segreto delle urne hanno pesantemente bocciato l’idea di montagna urlata in questi giorni dagli ambientalisti.

LETTERA FIRMATA

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