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Politica

Cé: Verso Nord vuole un’Italia più europea

Di Redazione5 settembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Alessandro Cè

Alessandro Cé

BERGAMO — “Non siamo la Lega 2. Vogliamo essere un movimento politico che si richiama a qualche valore che era anche della Lega della prim’ora – smontare la partitocrazia, creare un paese liberale, un liberismo guidato da principi etici e un’Europa federale – ma noi siamo altro”. A parlare è Alessandro Cé, ex deputato che abbandonò la Lega in tempi non sospetti e che da tempo lavora ad un nuovo soggetto politico: Verso Nord.

Cé oggi è il presidente della sezione lombarda del movimento che punta a creare uno spazio al centro dello scenario italiano, rompendo, disgregando però gli attuali schieramenti. “Niente ideologie, niente dogmi. La nostra visione è pragmatica. Dobbiamo superare le ideologie, le appartenenze, i massimalismi, per creare un nuovo schieramento trasversale che abbia queste caratteristiche”.

Detto in soldoni, una federazione dei movimenti riformisti che guardano al centro, che dialogano fra loro, con “Fermiamo il declino” di Oscar Giannino, con Italia Futura di Montezemolo, recuperando i delusi dal Pdl, dalla Lega e dal Pd, attendendo le mosse di Matteo Renzi e andando oltre l’Udc. “Che il partito di Casini venga spacciato come il nuovo è quantomeno grottesco. L’Udc è il simbolo del conservatorismo in Italia” afferma Cé.

“Verso Nord – continua – vuole essere un movimento popolare in senso degasperiano, e non elitario. Il nostro dialogo con Italia Futura va avanti più di prima. Il passo indietro di Montezemolo, da questo punto di vista, ha favorito il dialogo dal momento che ritenevamo il presidente della Ferrari troppo elitario. Così come espressione di un’élite ci pare Emma Marcegaglia”.

L’obiettivo di Verso Nord è chiaro: “Il nostro intento è di costruire una forza politica che riesca a raccogliere il consenso della società civile, quella delle persone di qualità che non credono al populismo ma vogliono cambiare il paese attraverso la serietà, l’impegno, la competenza, il merito”.

Un movimento che non incappi nell’errore del Grillismo e del giovanilismo imperante: “La logica secondo cui tutti quelli che hanno già fatto politica devono essere spazzati via è sbagliata. Dobbiamo mettere insieme persone nuove a quelle che hanno esperienza politica e hanno dimostrato sul campo di avere credibilità”.

Il movimento pone al centro della discussione politica il Nord. Quel Nord motore dell’economia bloccato da lacci e laccioli che non consentono di sprigionare le enormi potenzialità delle sue regioni. “Dobbiamo incidere pesantemente sul corporativismo, sul lobbismo, su una pubblica amministrazione enormemente sovradimensionata. Monti ha cominciato a farlo, ma doveva e poteva fare di più”.

“C’è stato poco coraggio – continua Cé -. Ma centrodestra e centrosinistra nelle segrete stanze hanno posto veti incrociati. Il Pdl perchè è il riferimento di lobbies, il Pd perché non può fare a meno dei voti della Cgil. Monti ci ha salvato. Ci ha dato credibilità in Europa, perchè se ci fosse stato Berlusconi probabilmente oggi saremmo davvero con lo spread a 1200. Tuttavia il premier vive di questa maggioranza Pdl-Pd e non ha potuto fare passi più lunghi, anche se poteva osare di più”.

Verso Nord si rivolge ai produttori di ricchezza. Ovvero “agli imprenditori, i lavoratori, gli addetti dello Stato che producono, e si oppongono alle elefantiache burocrazie che hanno affossato l’Italia”.

Insomma, un movimento che guarda alle democrazie avanzate del Nord Europa, Germania e Danimarca in testa, prendendo da là quello che di buono si può prendere. “I riferimenti a cui dobbiamo ispirarci sono quelli europei. Nella riforma del mercato del lavoro, per esempio, il paese migliore a cui ispirarsi è la Danimarca. Hanno ammortizzatori universali, garanzie incrementali a seconda del periodo di lavoro, una tutela per tutti, la formazione professionale per cambiare lavoro e le sanzioni per chi pretende di farsi mantenere”.

“Ci sono modelli a cui l’Italia può ispirarsi, che liberano un’enormità di risorse, consentono alle imprese di avere un po’ più di flessibilità e garanzie per i lavoratori. E’ verso l’Europa che dobbiamo andare” conclude Cé.

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