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Politica

Pd, scontro Bersani-Renzi: i riflessi in Bergamasca

Di Redazione3 settembre 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Elena Carnevali (pro Bersani) e Giorgio Gori (sostenitore di Renzi)

Elena Carnevali (pro Bersani) e Giorgio Gori (sostenitore di Renzi)

BERGAMO — Rieccoci. Con l’arrivo di settembre entrano nel vivo i preparativi per la campagna elettorale 2013. Allo stato attuale, le strategie nazionali e le eventuali alleanze pre e post elezioni sono ancora difficili da decriptare. Nel frattempo però i partiti cercano di stabilizzare il quadro interno per affrontare il prossimo periodo nella maniera più efficace possibile. Fermo restando che a determinare gli eventi del futuro prossimo saranno soprattutto gli eventi internazionali.

Sul versante del centrosinistra, il Pd è alle prese con le famigerate primarie. In campo, il segretario uscente Pierluigi Bersani, il leader dei cosiddetti “rottamatori” e sindaco di Firenze Matteo Renzi, e probabilmente un esponente del centro (si mormora di una candidatura Tabacci).

Il confronto è epocale e di prospettiva, prima ancora che generazionale. E ha ovviamente riflessi anche sulla Bergamasca. Da noi, sono schierati a favore di Bersani tutti gli alti papaveri della nomenclatura locale. In gran parte, coloro che hanno gestito il partito negli ultimi 15 anni, dalla difficile transizione Pci-Pds-Ds e infine Pd.

Parliamo dell’attuale deputato Antonio Misiani (tesoriere nazionale del partito) e del segretario lombardo nonché consigliere regionale Maurizio Martina. E poi di Elena Carnevali, ex assessore e capogruppo a Palazzo Frizzoni, nonché papabile candidato sindaco per questa corrente. E dell’ex primo cittadino Roberto Bruni a cui non dispiacerebbe una corsa per quel seggio in Senato dove ora siede Mauro Ceruti.

Con Bersani ci sono anche il consigliere provinciale Matteo Rossi, il segretario provinciale Gabriele Riva e il responsabile lombardo degli Enti locali Sergio Gandi.

Tralasciando i travagli della Margherita, che attende lumi sulla legge elettorale prima di prendere posizione, i pezzi da novanta del Pd bergamasco dunque stanno con l’attuale segretario. A loro si contrappongono i seguaci di Matteo Renzi che si è presentato caricando i suoi con frasi del tipo: “Se vinciamo noi non facciamo prigionieri: se ne vanno tutti a casa”. Il che, per un partito che fin dalla sua nascita si è detto “plurale” è tutto un programma.

L’atteggiamento di Renzi è stato fortemente criticato dalla parte avversa che lo invita al ragionamento invece che alle “spacconate”. Insomma, l’auspicio è di un confronto sui contenuti. Anche se dai seguaci di Bersani qualcuno avanza domande circa i reali finanziatori della campagna elettorale di Renzi.

Fatto sta che con il rampante sindaco di Firenze, a Bergamo sono schierati prima di tutto l’imprenditore Giorgio Gori, il vicesegretario provinciale Alessandro Frigeni, il sindaco di Ciserano Enea Bagini. E altri volti noti dell’ultimo Pd o giù di lì. Quelli dell’ex assessore alla sicurezza del Comune di Bergamo Dario Guerini e dell’ex consigliere regionale dei Verdi Marcello Saponaro.

E’ evidente che la vittoria di Bersani o di Renzi determinerà anche le candidature a sindaco di Bergamo. Se vince Bersani, la strada per Elena Carnevali è praticamente spianata. Con un centrodestra in palese difficoltà, la corsa verso Palazzo Frizzoni si è fatta più agevole. La vittoria della corrente ex Ds rafforzerebbe la posizione della Carnevali, tanto che potremmo avere il primo sindaco donna della nostra città, dopo tanti vicesindaci.

Molto più difficile, invece, se a vincere fosse Renzi. In tal caso, la ricaduta più immediata sarebbe una candidatura a sindaco di Bergamo per Giorgio Gori, apprezzato per il suo spirito innovativo quanto avverso alla parte più “intellettuale” del partito. Il che potrebbe spingere l’ala sinistra del Pd a guardare altrove.

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