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Valseriana

Orobie: ma quale tipo di turismo vogliamo?

Di Redazione30 agosto 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La Presolana

La Presolana

Gentile redazione,
è di questi giorni la bruciante polemica in merito alla gestione di alcuni eventi che quest’estate e non si sono tenuti sulle nostre bellissime Orobie.

Ancor prima di riflettere sugli eventi credo sia doveroso riflettere sul fatto che le nostre Orobie sono si belle ma di questa bellezza pochi sanno. Poche persone conoscono la particolarità del paesaggio incontaminato, la bellezza e la diversità delle montagne: si spazia dall’alabastro tipico dei giganti delle Orobie alla roccia dolomitica della Regina Presolana. Le persone nel loro complesso preferiscono frequentare altri luoghi ritenuti più comodi come il mare o tutt’al più il lago.

Chi non fa le vacanze negli ultimi anni per la maggior parte si reca a parchi acquatici, parchi divertimento tipo Gardaland, piscine a scapito della montagna.
Solo una minoranza va in montagna. Anche chi possiede una seconda casa nell’ultimo decennio preferisce lasciarla chiusa ed anddare altrove. Questa è la realtà degli ultimi anni.

Gli eventi saliti agli onori della cronaca quali presunti atti di sfregio alla natura appaiono strumentali in primis perchè vengono mossi da soggetti che con la montagna vera non hanno proprio a che fare. Sono persone che al massimo hanno seduto su uno scranno sciacquandiosi la bocca con le problematiche della montagna preferendo alla vita dura le comodità della pianura. In secondo luogo, a guardar bene, non si capisce quale affronto la montagna subisca quando una volta l’anno si tengono le cascatte del Serio in notturna ed altre quattro in diurna.

E’ un evento che valorizza la montagna in cui si svioglgono, che alimenta il flusso di escursionisti ai nostyri rifugi, in primis il Rifugio Curò. Rispetto ai quod le accuse mosse mi sembrano pretestuose ed assurde. Il fenomeno è del tutto circoscritto e chi frequenta la montagna lo sa bene. Il fenomeno può anche essere regolamentato ma non va condannato in se e per se. Basta pensar che questi mezzi frequenteranno lo 0,01% dei sentieri orobici. Tali mezzi poi sono anche utili ad alcuni rifugisti come al Curò o al Barbellino per gli approvvigionamenti.
Quanto alle moto vale lo stesso che per i quod.

Da ultimo, ma non per ultimo, il fenomeno degli elicotteri. Non è vero che si tratta esclusivamente di viaggi per i faciloni della montagna. Ero a Lizzola quando l’elicottero ha portato pochi giorni orsono ragazzi in carrozzella al rifugio Barbellino ed al Curò. La giornata, ho saputo prevedeva tour sulle vette del Coca e del Redorta.

Anche quando il tour è frequentato da persone normalmente abili sinceramente non trovo nulla di male. Al contrario posso constatare come la presenza di elicotteri in volo susciti negli adulti e nei bambini un certo fascino ed allieti la giornata.

Il problema di fondo credo debba identificarsi nella visione della montagna. La montagna non è la sede di una società carbonara o di un club. La montagna è aperta a tutti. La tecnologia facilita l’accesso, rende accattivante e quindi più attraente un ambiente.

Viviamo in una società in cui la pubblicità è il motore dell’evoluzione sociale. La montagna non ne può rimanere estranea, diversamente, il processo di declino che la investe non potrà che continuare. L’abbandono sarà inevitabile e con esso verrà meno il presidio del territorio che da secoli costituisce la vera salvaguardia della montagna. La montagna non continuerà a vivere per il contributo demagogico di queste personalità o associazioni chee cercano visibilità. La montagna si può salvare solo se verà garantito alle popolazioni di vivere in montagna.

Tale possibilità sarà raggiunta solo se si garantirà l’afflusso di persone, turisti, che generano incontro, scambio di cultura e di merci, dal che ricchezza economica.

Le Orobie sono un patrimonio inestimabile e continueranno ad esserlo a prescindere dalle polemiche. Il problema è la consapevolezza di tale patrimonio della gente che vi risiede attorno. Negli ultimi anni è mancata questa consapevolezza. Ora v’è un’opportunità: quella della riscoperta delle nostre amate Orobie. Le altre catene montuose sono più avanti. Ma il futuro è davanti a noi e la speranza non si spegne.

Serve entusiasmo, serve coraggio, serve audacia, serve caparbietà. Queste qualità non mancano e sono sicuro che nei prossimi anni le Orobie potranno rinascere e prendere con dignità il posto che gli spetta nel panorama alpino nazionale ed internazionale. E voi media avete la responsabilità di contribuire da par vostro alla rinascita di questa parte importante del nostro territorio.

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