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Poesie

“Sonetto trecentodieci” di Francesco Petrarca

Di Redazione8 agosto 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Zephiro torna, e ‘l bel tempo rimena,
e i fiori e l’erbe, sua dolce famiglia,
e garrir Progne e pianger Philomena,
e primavera candida e vermiglia.
Ridono i prati, e ‘l ciel si rasserena;
Giove s’allegra di mirar sua figlia;
l’aria, l’acqua e la terra è d’amor piena;
ogni animal d’amar si riconsiglia.
Ma per me, lasso, tornano i più gravi
sospiri, che del cor profondo tragge
quella ch’al ciel se ne portò le chiavi;
e cantar augeletti, e fiorir piagge,
e ‘n belle donne oneste atti soavi
sono un deserto, e fere aspre e selvagge.

“Lied” di Pier Paolo Pasolini

images-27Sotto i pioppi una vecchina si muove nell'ultima luce, lontana dal paese, a raccogliere sterpi. Che Domenica tranquilla! L'alba ...

“A mia figlia” di Umberto Saba

14 Mio tenero germoglio, che non amo perché sulla mia pianta sei rifiorita, ma perché sei tanto debole e ...