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Editoriali Politica

Questione meridionale: e se applicassimo il metodo Maersk

Di Redazione3 agosto 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Michele Luccisano

Michele Luccisano

BERGAMO — La questione meridionale non è mai stata risolta. Lo sviluppo del sud Italia è bloccato e a risentirne è l’intero paese, soprattutto in questo periodo di crisi economica. In merito alla questione, pubblichiamo questo intervento di Michele Luccisano, ex sindaco di Arcene, segretario a Seriate ed esponente di Italia Futura.

“Succede a Gioia Tauro, ma interessa anche noi. Un miracolo al grande porto container di Gioia Tauro, in Calabria, dove nell’ultimo anno è stato registrato un calo di ben il 70% dell’assenteismo tra gli occupati. Un miracolo che Gian Antonio Stella sul Corriere del 12 luglio ha imputato a Santa Fifa, cioè alla paura del tracollo nell’attività del porto in deficit di competitività.

A luglio 2011 la società danese Maersk, colosso dei trasporti internazionali via mare che da sola valeva un quarto del totale del traffico delle grandi navi container e degli affari di Gioia Tauro, aveva abbandonato preferendo altri porti più competitivi. Non vi fu allora concertazione utile a farla desistere. E come biasimarla quando i dati riferiti al porto calabrese davano impietosamente conto di un costo del lavoro dieci volte superiore a quello degli altri porti mediterranei, di una produttività di diversi punti percentuali più bassa rispetto agli altri scali e di una tassazione sui carburanti tripla rispetto a quella di Francia, Spagna e Germania.

Per non parlare del rischio per la criminalità organizzata, particolarmente elevato in quel territorio del sud d’Italia.

La paura di perdere tutto ha fatto il miracolo. I risultati? I dipendenti occupati sono aumentati tra il 2011 e il 2012 di quasi il 25%; quelli in cassa integrazione sono calati tra agosto 2011 e giugno 2012 del 28%; il movimento container è aumentato del 49% nonostante la crisi economica e la perdita del contratto con la Maersk.

Sono mancati all’appello di responsabilità la politica e lo Stato che, ad esempio, fanno ancora registrare intollerabili ritardi nel completamento delle opere di raccordo del porto con le reti di servizi. È solo di qualche settimana fa l’impegno del Ministro Passera sul completamento dei lavori di ammodernamento del tratto autostradale Salerno – Reggio Calabria.

Perché quello che è successo a Gioia Tauro ci interessa tutti? Per due motivi.

Il miracolo del porto calabrese indica forse una via d’uscita alla situazione di gravissima crisi dell’economia, delle imprese, dei lavoratori e delle famiglie che viviamo: fare ciascuno pragmaticamente la propria parte.

Ma non solo, perché dimostra anche che vi è un metodo diverso (il metodo “Maersk”) per aggredire e risolvere le patologie collegate alla “questione meridionale”. Non più percorsi a medio e breve termine per soluzioni senza traumi alle quali in realtà non si arriva mai; meglio piuttosto docce fredde per mettere le parti davanti alla responsabilità dei guai prodotti da diffusi comportamenti assistiti, non virtuosi e tollerati oltre ogni limite.

Messi dinanzi al rischio del collasso, indicando loro i comportamenti da modificare e legiferando se necessario per imporli immediatamente, i meridionali dimostreranno di poter cambiare e di cambiarsi.

Hanno il coraggio e le capacità per farlo. Lo dimostra, ad esempio, il passato di tanti meridionali che hanno preferito il lavoro all’assistenzialismo e che hanno superato le prove dure, ad esempio, dell’emigrazione oltre confine per assicurare a se stessi e ai propri figli dignità, progresso e rispetto.

E allora, c’è da ridurre il numero spropositato di dipendenti delle pubbliche amministrazioni meridionali? C’è da chiedere di portare a valori medi nazionali gli standard di produttività nei servizi? C’è da equilibrare i trasferimenti finanziari dello Stato agli enti locali meridionali rapportandoli alla qualità dei servizi erogati?

Ecco, allora facciamolo subito, libereremo risorse per infrastrutture che ancora mancano al Sud e che sono utili alle imprese che vogliono investire nel lavoro.

Facciamolo finalmente subito e senza temere altri sconvolgimenti sociali se non quelli, davvero civili, come quelli dell’exploit dell’ultimo anno del porto di Gioia Tauro.

Una precisazione, se serve: sono meridionale, calabrese, originario proprio della pianura di Gioia Tauro. Che conosco bene”.

Michele Luccisano

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