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Politica

Vertova: questo Pd non è più di sinistra

Di Redazione27 luglio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Pietro Vertova

Pietro Vertova

BERGAMO — Riceviamo e pubblichiamo questo intervento da parte del candidato sindaco di Bergamo per la Sinistra Pietro Vertova, che fa alcune considerazioni in merito alla situazione politica nazionale e locale.

“Un primo dato da constatare (amaramente) è la grave crisi della sinistra, probabilmente ai minimi termini elettorali da quando esiste la Repubblica italiana.

Il Pd ormai si colloca in quell’ambiguo quanto fuorviante spazio chiamato “centro”. Tre argomenti convinceranno anche i più nostalgici ad accettare il fatto che il PD non fa più parte dalla sinistra. Un primo argomento: l’appoggio incondizionato al governo Monti, un primo ministro che dalla presidenza della Bocconi è sbarcato a Roma senza capire se sta da una parte o dall’altra delle Mura vaticane. Le manovre fiscali e la riforma del mercato del lavoro fatte dal Governo Monti-Fornero segnalano un punto di svolta nel rapporto tra il Pd e il mondo del lavoro: mettere in concorrenza lavoratori a tempo indeterminato e precari, lavoratori giovani e meno giovani, nonchè accettare l’inevitabilità di un grave aumento della disoccupazione indica una chiara scelta di campo del Pd nel conflitto tra capitale e lavoro. Si tratta infatti di politiche che indeboliscono i lavoratori, li disuniscono, li pongono in balia della sorte.

Un secondo esempio, a mio avviso estremamente sintomatico. Qualche mese fa Nicola Rossi, economista vicinissimo a D’Alema, scrisse un articolo sul Sole 24 ore contro la progressività delle imposte. In sintesi, per Nicola Rossi, bisogna fare a meno della progressività del sistema fiscale, ossia di quel principio sancito dall’art. 52 della Costituzione per cui chi ha più reddito paga un’imposta percentualmente più alta di chi ha meno reddito. Si tratta di un principio che fa parte del patrimonio genetico della sinistra.

Un terzo dato, sui diritti civili. Le dichiarazioni di Rosy Bindi sui matrimoni tra persone delle stesso sesso rappresenta un grave arretramento culturale nel rapporto tra sfera statale e sfera etico-religiosa. Il matrimonio civile è un patto tra adulti nello spazio: perché lo Stato deve arrogarsi il potere di verificare cosa c’è sotto i pantaloni?

Di fronte a questa deriva politica il Pd mantiene comunque un primato elettorale in virtù di una rendita di posizione storica e mediatica, ma bisogna vedere per quanto durerà. Paghiamo di questi tempi l’egemonia culturale costruita dal berlusconismo e dalla Lega Nord negli ultimi vent’anni. E non solo il Pd, ma anche parte della sinistra non ne é sempre immune. Per non parlare del populismo che anima alcune forze politiche.

Circa le elezioni comunali, la mia è l’unica candidatura esplicitamente in campo, ma dai salotti della borghesia progressista arrivano altri nomi. Nel Pd si parla di Elena Carnevali e Sergio Gandi: si tratta di candidati a mio parere deboli perché troppo interni al Pd (basti pensare che non potrebbero fare una lista del Sindaco). Si parla anche di Giorgio Gori, un uomo ricco e famoso, una celebrità, ma sicuramente non un uomo di sinistra. La sinistra ha sempre dato un grande peso alla dimensione culturale. Come può rappresentarla il produttore di trasmissioni come il Grande Fratello o X-Factor nell’epoca berlusconiana?

Si parla infine di Pia Locatelli, una donna capace con un handicap: fa politica di professione da più di 30 anni. Il popolo, quello vero, sa che una politica al servizio del popolo implica esposizione di sé, rischi e sacrifici. Pertanto chi ha fatto della politica la propria professione per più di vent’anni non può avere la fiducia del popolo (così i D’Alema, i Bersani, i Violante). Paradossalmente preferisce votare personaggi come Renzi o addirittura Tosi, e questo è un grave problema per la sinistra.

Vero è che la presenza delle donne nello spazio delle decisioni pubbliche va allargato. Per questo mi piacerebbe che della mia futura giunta facesse parte la professoressa Barbara Pezzini, neo-eletta preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bergamo.

Il mio obiettivo strategico, da politico radicale, l’ho enunciato: il popolo deve prendersi le istituzioni comunali del Paese. Per questo mi sono dimesso dal Consiglio comunale. Per questo mi candido a Sindaco di Bergamo. La tattica, da politico moderato, dipenderà dagli eventi e dalla situazione politica nazionale.

Quel che è certo è che a Bergamo me la dovrò vedere con Franco Tentorio. Nonostante lui nicchi, a mio parere un sindaco uscente vuole sempre ricandidarsi. In virtù della sua grande esperienza e dell’assetto di potere che ha costruito in 40 anni di carriera politica, Tentorio rimane il favorito avendo un buon rapporto con la Lega Nord (nonostante la Padania). E ha già sconfitto un buon candidato come l’ex Sindaco Roberto Bruni. Ma il popolo si esalta nelle rimonte. E a Bergamo il clima sta cambiando”.

Pietro Vertova
candidato sindaco della Sinistra

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