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Politica

Retroscena: ecco perché nessuno chiede le dimissioni di Moro

Di Redazione25 luglio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Marcello Moro

Marcello Moro

BERGAMO — Perché il centrosinistra non ha chiesto le dimissioni di Marcello Moro? E’ il quesito che circola in questi giorni negli ambienti politici bergamaschi, dopo l’autosospensione dalla giunta di Palazzo Frizzoni dell’assessore finito al centro di alcune inchieste della magistratura che lo ha indagato per corruzione, abuso d’ufficio e truffa aggravata (quest’ultima come presidente del Consorzio di bonifica).

Moro, a tutt’oggi, è un assessore senza assessorato. Le sue deleghe – Innovazione, Personale e Servizi cimiteriali – sono state assunte temporaneamente dal sindaco Franco Tentorio e da altri dirigenti. Moro non può partecipare alle sedute di giunta. Non riceve più lo stipendio. Eppure, formalmente, è ancora assessore, perché le dimissioni non sono ancora state firmate e – stranamente – nessuno gliele ha chieste.

E dire che, in altri luoghi e in altri tempi, le opposizioni lo avrebbero sbranato. Il centrosinistra, anche di recente, ha sempre agito in maniera diversa. In Regione, per esempio, il Pd capitanato dal bergamasco Maurizio Martina ha chiesto più volte le dimissioni di esponenti del centrodestra, talvolta per episodi simili a quelli contestati a Moro. A Bergamo invece no. In maniera del tutto inusuale e lasciando di sasso persino la base, il centrosinistra chiede solo la sospensione dell’assessore indagato.

Eccesso di garantismo, si dirà. Comprensibile nelle parole del segretario del Pdl Angelo Capelli, a cui Moro ha portato in dote una cospicua quantità di voti all’ultimo congresso. Meno nelle opposizioni che, con un atteggiamento oltremodo cauto, finiscono inspiegabilmente per levare le castagne dal fuoco agli avversari.

Sarà che (altra anomalia) nelle fila del centrosinistra a Palafrizzoni siede Roberto Bruni, avvocato difensore di Pierluca Locatelli, a sua volta grande accusatore di “Marcello”, individuato dai più come Marcello Moro. Certo è che le opposizioni in consiglio comunale, con la loro richiesta di sospensione, finiscono per fare un favore ai pidiellini ormai nell’angolo, fornendo loro una via d’uscita provvidenziale da una situazione a dir poco spinosa.

Solo la Lega, con Invernizzi, ha paventato una richiesta di dimissioni. Ma poi il segretario provinciale dei lumbard non ha affondato il colpo.

Nel Pdl, invece, sul caso Moro regna una strana atmosfera, di perenne sospensione. La minoranza laica ufficialmente tace, lasciando al segretario la patata bollente. La corrente ciellina fa lo stesso, rintanata nelle quinte. Capelli, dal canto suo, dà a Minuti il compito di rappresentare il partito in giunta, incarico che era dell’assessore sospeso. Ma si tratta di un ruolo che conta come il due di picche quando la briscola è ori. Sul bersaglio grosso, quello dell’assessorato, tutti fermi.

Tentorio ha detto che non ci saranno nuovi assessori. Il primo cittadino sceglie di rimanere con la giunta a 11 (ufficialmente a 12, come riporta il sito internet del Comune), “dal momento che Moro non si è ancora dimesso”, ha detto. Vero. Ma il sindaco potrebbe sempre revocargli le deleghe facendolo decadere. E invece non lo fa. Perché?

Al di là delle questioni procedurali, ci interessa il dato politico. L’impressione è che Tentorio voglia evitare a tutti i costi un terremoto politico dalle conseguenze imprevedibili. E per questo prenda tempo, in attesa di una “exit strategy” meno traumatica possibile. Sì perché tolto un assessore ciellino (anche se Moro era dato in discesa nel gradimento dei suoi mentori), consuetudine vorrebbe che il posto venisse preso da un altro esponente della stessa corrente. Da tempo si parla di Stefano Lorenzi. Solo che il suo repentino inserimento potrebbe scatenare reazioni a catena fra i consiglieri comunali pidiellini. Mentre all’interno del partito la scelta di un papabile (e soprattutto il sacrificio di altri) potrebbe dar luogo a maggioranze trasversali impreviste, tali da mettere in difficoltà Capelli. Ecco perchè dalle parti di Palafrizzoni e di via Frizzoni si stanno ipotizzando altri scenari. Ma per ora tutti gradiscono un solo film: ore 10 calma piatta.

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