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Bergamo

Operaia morta per amianto: condannata azienda tessile

Di Redazione16 luglio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il tribunale di Bergamo

Il tribunale di Bergamo

BERGAMO — Una lavoratrice della ditta Cantoni ITC tessiture si è vista riconoscere, purtroppo solo dopo la morte, avvenuta nel marzo del 2007, la malattia professionale che le ha causato il mesotelioma pleurico: il cancro da amianto.

Il tribunale di Bergamo ha riconosciuto il nesso tra il lavoro e la malattia di Erminia Abbadini, operaia della Cantoni nella causa promossa dai figli tramite l’ufficio vertenze Cisl di Bergamo e istruita e discussa dall’avvocato Pierluigi Boiocchi.

La signora aveva lavorato alla Cantoni dal 1941 al 1979. Nel corso della sua attività ha lavorato ai telai come operaia tessitrice. Secondo quanto appurato, la lavorazione sprigionava tantissima polvere, che veniva rimossa con pistole ad aria compressa, ed alle dipendenti non venivano fornite le idonee strumentazioni di protezione, come ad esempio le mascherine.

La consulenza medica nominata d’ufficio dal Giudice Bertoncini ha evidenziato come, fino agli anni ’90, i sistemi frenanti installati sulle macchine tessili fossero a sfregamento e dotati di guarnizioni costituite da materiali contenenti amianto. Tra l’altro in questi ambienti il numero dei telai era estremamente elevato, e spesso i macchinari erano disposti molto vicini l’uno dall’altro.

Il giudice ha stabilito la diretta responsabilità aziendale nell’insorgenza della patologia e di conseguenza del decesso dell’operaia, rilevando altresì che la stessa ditta avrebbe dovuto adottare tutte quelle misure idonee a preservare i propri dipendenti dal pericolo di inalazione di qualsiasi polvere.

In definitiva, il Tribunale ha affermato la responsabilità della Cantoni nello sviluppo della patologia che ha determinato il decesso dell’operaia. I familiari dei lavoratori e tramite l’azione dell’Ufficio vertenze della CISL di Bergamo hanno avuto il riconoscimento dell’azienda a corrispondere somme a risarcimento del danno subito.

“La sentenza crea un precedente importantissimo nella nostra provincia per quel che concerne l’esposizione all’ amianto nell’ambito del settore tessile – dichiara Giuseppe Vanini, direttore dell’Ufficio Vertenze della Cisl orobica -. A tutt’oggi infatti il fenomeno di rischio è sempre stato sottovalutato o addirittura sconosciuto, mentre è nostra volontà mettere in luce tale pericolosità e informare tutte le persone che hanno svolto simili attività della possibilità di verificare nelle nostre strutture potenziali danni subiti, anche irreversibili”.

“Centinaia di donne negli anni Sessanta e Settanta hanno lavorato sugli stessi telai. Le malattie professionali spesso restano latenti per molti anni e sfociano poi con conseguenze anche molto gravi per la salute. Ogni anno crescono in maniera sensibile le vertenze attivate per questioni risarcitorie legate ad infortuni subiti o malattie professionali contratte. Il pool di consulenti medico-legali che mettiamo a disposizione può consentire ai lavoratori che hanno il dubbio di trovarsi in una di queste condizioni di verificare fino in fondo la responsabilità aziendale dell’insorgenza di patologie che spesso in modo permanente condizionano la vita lavorativa, ma anche sociale dei lavoratori” conclude il sindacalista.

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