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Minuti: l’acqua di Treviglio è buona. Ma i dati sul cromo non ci sono

Di Redazione13 luglio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Treviglio

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TREVIGLIO — Segnatevi questa frase: “Entro un anno il cromo esavalente nei pozzi di Treviglio sarà solo un ricordo”. L’ha pronunciata il presidente della Cogeide (l’azienda che gestisce le acque della Bassa) Luigi Minuti durante una recente audizione davanti al consiglio comunale di Treviglio.

Ci riproponiamo, un bel giorno del giugno 2013, di controllare per i cittadini se le previsioni di Minuti siano state così azzeccate. Nel frattempo prendiamo in esame la situazione attuale, quella descritta dallo stesso presidente della Cogeide davanti ai consiglieri.

Ebbene, secondo quanto reso noto da Minuti, degli otto pozzi distribuiti nella città di Treviglio, la metà presentano valori di cromo esavalente al di sotto dei 5 microgrammi per litro nella falda acquifera. Gli altri quattro, ha detto sempre Minuti, mostrano valori di 9 microgrammi/litro.

Solo che andando a vedere il sito internet di Cogeide, i dati pubblicati dicono cose diverse. Innanzitutto i pozzi di Treviglio sono 9. In secondo luogo, se è pur vero che in quattro pozzi il cromo esavalente risulta inferiore ai 5 microgrammi, negli altri cinque il pericoloso elemento cancerogeno non risulta rilevato. O se rilevato, comunque non compare nella documentazione pubblicata.

Il cromo esavalente è stato oggetto di analisi nell’acqua di via Raffaello, in quella di Castel Cerreto, in quella della scuola elementare di via Canonica e in quella del parcheggio di piazza Cameroni. Le schede dicono che in queste zone sono stati riscontrati livelli di cromo VI inferiori ai 5 microgrammi per litro.

“E’ bene ricordare che il limite massimo di legge è di 50 microgrammi” ha precisato Minuti nell’audizione. Nella sua narrazione, però il presidente di Cogeide si è dimenticato di specificare che, nelle tabelle di legge, i 50 microgrammi indicati non si riferiscono al pericoloso cromo esavalente, bensì al cromo totale che comprende anche il benefico trivalente.

Da sempre Cogeide, per un’interpretazione che ritiene “unanimemente riconosciuta”, considera la stessa soglia valida anche per il cromo esavalente, non citato singolarmente nelle tabelle ministeriali. Tuttavia altre fonti sostengono che, visti i pericoli potenziali alla salute umana, il cromo non compaia in forma esavalente nelle tabelle ministeriali semplicemente perché nell’acqua potabile proprio non dovrebbe esserci, nemmeno in traccia.

Ma quanto sia in realtà il cromo esavalente nei restanti 5 pozzi di Treviglio non è dato sapere. Minuti sostiene che sia 9 microgrammi per litro. Tuttavia sui documenti ufficiali pubblicati da Cogeide le rilevazioni non compaiono. Non compaiono per il pozzo e la fontana del parco di viale del Partigiano. Non compaiono per l’acqua del parco di via Mentasti, né per quella di via delle Battaglie. Non compaiono per la fontana del parco di via De Amicis e tanto meno per quella del cimitero di via Crippa.

Una discrepanza tutta da spiegare. I dati resi noti da Cogeide non corrispondono alle dichiarazioni del suo presidente. A meno che Minuti non abbia a disposizione ulteriore documentazione che, al momento e per motivi ignoti, non è ancora stata pubblicata. Gli ultimi dati presenti sul sito internet si riferiscono ad analisi effettuate nel novembre e nel dicembre del 2011, quasi otto mesi fa. E’ a queste che Minuti fa riferimento, o ce ne sono altre che l’opinione pubblica non ha ancora avuto il privilegio di vedere?

Certo, il presidente ostenta sicurezza. “L’acqua di Treviglio è buona e sana” ha detto davanti al consiglio comunale. Su quali dati basi le sue affermazioni, a questo punto, non è dato sapere. In vicende di questa delicatezza, chiedere ai trevigliesi un atto di fede del tipo “fidatevi sulla parola” pare del tutto fuori luogo. Se Minuti dispone di analisi aggiornate, che supportano le sue affermazioni, le faccia pubblicare dall’azienda che governa: non servono certo 8 mesi per mettere 9 pdf in internet. Si chiama trasparenza. Quella che i trevigliesi dovrebbero esigere, perchè essere informati, con tempestività e rigore, sull’acqua che si beve ogni giorno è prima di tutto un inalienabile diritto.

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