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Politica

Berlusconi torna in campo: ecco il piano segreto del Cavaliere

Di Redazione12 luglio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Silvio Berlusconi deciso a tornare protagonista della politica italiana

Silvio Berlusconi deciso a tornare protagonista della politica italiana

MILANO — Berlusconi ha fatto bene i calcoli. L’unico modo per tornare in qualche modo al governo è quello di scendere in campo in prima persona. E la tattica scelta per riuscirci potrebbe essere vincente.

Dopo aver promosso il delfino Alfano senza successo – l’uomo manca di carisma, non è riuscito a riunire il partito e sembra politicamente più vecchio di chi lo ha lanciato -, Berlusconi ha dato un occhio agli adorati sondaggi. Ebbene, quelli segreti, dicono che qualora il Pdl scendesse in campo così com’è, nella situazione attuale faticherebbe ad arrivare al 10 per cento dei voti. Ovvero, kaputt, e paese in mano a Grillo & Company.

Da qui il ragionamento del Cavaliere, supportato dai guru della sua comunicazione: discesa diretta in campo, per cercare di riunire tutte i gruppi del Pdl con gli altri partiti del centrodestra, campagna elettorale con i controfiocchi. I numeri dell’operazione: Berlusconi conta su un consenso personale di circa il 15 per cento di voti. Messi insieme a quelli del restante Popolo della Libertà fanno circa 20-25. Quattro-cinque punti arriverebbero da una massiccia propaganda elettorale. E, nel tentativo di ricreare il polo attrattivo di centrodestra, porte aperte alla Lega da cui si calcola possano arrivare dai 5-7 punti. Infine altri punti arriverebbero dalla Santanché, accreditata di un consenso prossimo al 5 per cento, e ad altre formazioni più piccole.

Insomma, nelle peggiori previsioni, stando ai calcoli dei berlusconiani, il totale farebbe: 35-38 per cento. Il che significherebbe un centrodestra ancora pesante nello scenario politico italiano. E soprattutto determinante per la formazione di un nuovo governo, dal momento che né il centrosinistra versione Bersani-Casini, né il solo Grillo (accreditato di un 20-25 per cento) avrebbero i numeri per governare da soli (e le alleanze fra i due schieramenti durerebbero un quarto d’ora).

E qui scatta il piano segreto del Cavaliere, elaborato su considerazioni di politica economica. Nei prossimi anni l’Italia dovrà ancora tirare la cinghia e parecchio. Le turbolenze dei mercati finanziari si faranno ancora sentire. Disoccupazione e pressione fiscale aumenteranno ancora. E l’ipotesi di una richiesta d’intervento dello scudo anti-spread sortirebbe l’effetto di uno spremi-limoni sugli italiani. No, c’è ancora tanto “lavoro sporco” da fare nel paese nei prossimi due-tre anni. E nessun candidato premier – né Berlusconi, né Renzi, né Montezemolo, né tantomeno candidati politici – se la sente di passare come aguzzino del popolo, rischiando una drammatica rivolta popolare. Per questo serve ancora il professor Monti, l’unico che peraltro abbia spalle larghe e credibilità in Europa, oltre che nella Trilateral.

Da qui l’ipotesi del Cavaliere, tutt’altro che balzana, di formare un governo post-elezioni misto tecnico-politico con Monti premier (o con un ruolo di primissimo piano), che abbia legittimazione popolare e sia sostenuto da una coalizione allargata Pdl-Pd (versione Bersani o ancora meglio con il duo Renzi-Gori) e Udc. Si tratterebbe dell’unica “Grosse Koalition” in grado di avere i numeri per governare. Sempre che i sondaggi dicano il vero.

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