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Bergamo Lettere

Il caso: la mia azienda rovinata dagli stop alle linee telefoniche

Di Redazione26 giugno 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il caso di un'impresa bergamasca

Il caso di un'impresa bergamasca

Egregio Direttore, spettabile Redazione,

scrivo prendendo spunto da un articolo apparso su L’Eco di Bergamo qualche giorno fa: “Non è reato lasciare il cliente senza linea telefonica”.

Letto e viste le conclusioni del Giudice, sembra logico e di buon senso rimandare il tutto ad una causa civile per il risarcimento del danno. Purtroppo, nella vita reale, non è così per chi i danni li ha subiti o li sta subendo.

Anche la nostra azienda nel 2001 subì un’indebita interruzione delle linee telefoniche, anzi dei flussi delle 20 linee da anni in nostra dotazione. Fu un’interruzione lunghissima, senza giusta causa, in piena vigenza di contratto, senza alcuna contestazione di morosità od altro.

L’interruzione del servizio durò per parecchi mesi ed il gestore delle linee telefoniche inserì, durante tutto quel periodo, un risponditore automatico che avvisava i nostri clienti che i numeri erano inesistenti. Le linee vennero ripristinate completamente solo alla fine dell’anno, arrecando così un danno enorme alla nostra principale attività, una banca dati telefonica sugli appalti pubblici. La quasi totalità dei nostri clienti si convinse presto che l’azienda fosse chiusa e si rivolse alla concorrenza presente sul mercato.

Subimmo, come è facilmente comprensibile, una perdita economica e d’immagine incalcolabile, che si protrasse purtroppo negli anni successivi arrivando a ridurre il fatturato a meno di un quarto rispetto a quello consolidato in precedenza (l’azienda era floridamente attiva e leader nel settore sin dal 1985).

La causa per il risarcimento del danno, da noi subito avviata, è tutt’ora in corso (11 anni sic!), in secondo grado in Corte d’Appello a Roma, e stiamo aspettando in questi giorni il deposito della sentenza che finalmente ci auguriamo stabilisca, anche solo in via equitativa, almeno una parte del danno subito.

Da allora siamo in grave sofferenza, molti dipendenti sono stati licenziati o si sono licenziati autonomamente, in quanto facevamo e facciamo tutt’oggi fatica a pagare gli stipendi. Sin qui ho evidenziato il risultato delle tragiche conseguenze di chi si affida al nostro pessimo, lentissimo ed inaffidabile sistema giudiziario… ma non basta!

L’Agenzia delle Entrate rileva, tramite gli studi di settore, che dal 2002 il nostro fatturato non è “congruo”, che si è ridotto repentinamente e ci invia un accertamento. Al contraddittorio, muniti di tutta la documentazione relativa alla causa in corso, spieghiamo l’accaduto ma inutilmente. Inutile anche il ricorso alla Commissione Tributaria. E’ di questi giorni infatti l’arrivo della cartella esattoriale di Equitalia per una cifra enorme, calcolata su un’ipotizzata evasione mai avvenuta! La nostra attività, per sua struttura, si sviluppa esclusivamente tramite telefono e web, non abbiamo contatto diretto con l’utenza, utenza che spazia dalla Valle d’Aosta alla Sicilia. Gli abbonati ai nostri servizi sono tutte imprese e non privati cittadini, imprese alle quali emettiamo regolari fatture a fronte di pagamenti che avvengono sempre e solo a mezzo bonifico bancario o carta di credito, quindi siamo di fatto impossibilitati a fare “cassa in nero”, ogni eur
o che entra è tracciabile. Ma per l’Agenzia delle Entrate di Bergamo il sottoscritto è comunque un evasore fiscale, non importa se per mantenere in piedi l’azienda ho dovuto chiedere un mutuo ipotecario sulla casa di famiglia, non importa se da anni non mi posso permettere di andare in ferie perché non ho denaro e tempo per farlo, a loro importa solo fare “cassa” per poter affermare, tramite i media, che siamo un popolo di egoisti evasori fiscali!

Io ritengo, per esperienza diretta, che il nostro sistema giudiziario sia totalmente inaffidabile e di una superficialità imbarazzante. Ritengo che l’Agenzia delle Entrate ed il suo braccio esecutore Equitalia, siano delle strutture legalmente autorizzate a commettere palesi vessazioni ed ingiustizie, contro imprenditori e cittadini inermi che di fatto non hanno alcuno strumento per potersi difendere.

In attesa d’essere ulteriormente umiliato e massacrato dallo Stato porgo i miei saluti che, per ovvie ragioni, non riesco a rendere cordiali.

Marco Foresti

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