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Politica

Laffer: l’economia non prospera con le tasse

Di Redazione25 giugno 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
L'economista americano Arthur Laffer

L'economista americano Arthur Laffer

BERGAMO — Riportiamo quest’intervista, tratta dal quotidiano “Libero”, ad Arthur Laffer, economista e a suo tempo consigliere del presidente americano Ronald Raegan. Sulle teorie di Laffer circa l’eccesso di tassazione deleterio per l’economia, si è aperto un ampio dibattito dentro il Pdl, bergamasco compreso. Ecco alcuni stralci del suo pensiero.

Parlando della crisi Laffer sostiene che “il problema principale dell’Europa siano gli Stati Uniti. Quando la nazione principale comincia a esitare, i problemi si diffondono anche verso gli altri Paesi. Se gli Stati Uniti avessero tenuto in ordine la spesa, non ci sarebbe nessuna crisi in Italia, Spagna o Grecia. Le politiche di stimolo messe in atto dal mio Paese, dal vostro Paese e dagli altri sono la causa della crisi. E la colpa è dei professori americani”.

Quindi è d’accordo con il presidente del Consiglio italiano Mario Monti, che recentemente ha polemizzato con gli Stati Uniti sostenendo che la crisi non ha origine in Europa?
Monti ha ragione. Sa qual è la risposta a questa crisi? Bisogna smettere di spendere. Bisogna smetterla di dare soldi a persone disoccupate, di finanziare operazioni in perdita, di utilizzare i soldi dei contribuenti per sovvenzionare chi non paga le tasse. Tutti i pacchetti di stimolo sono ricaduti sulle spalle del settore produttivo, e non ho mai sentito di un’economia che prospera tassandosi. L’Europa dovrebbe semplicemente smettere di spendere, non hanno abbastanza soldi.

Quale dovrebbe essere il ruolo della Banca centrale europea?
La Bce non dovrebbe assolutamente preoccuparsi della solvibilità. La Bce dovrebbe preoccuparsi della liquidità. Il ruolo delle banche centrali non è finanziare operazioni in perdita, ma fornire liquidità all’economia. Purtroppo la Bce, sotto Trichet e Draghi, si è comportata esattamente come il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke: si è preoccupata della solvibilità. Per questo la Fed è letteralmente in bancarotta. Hanno esteso il proprio budget da circa 850 miliardi di dollari a 2.700 miliardi di dollari e sono in possesso di tutti i titoli di stato a lunga scadenza a interessi bassissimi. Se i tassi d’interesse sui bond decennali raggiungessero l’8 o il 9 per cento (al momento sono all’1,65 per cento), il bilancio della Fed subirebbe perdite devastanti, anche di 1.000 miliardi di dollari.

Come vede la situazione dell’eurozona? Pensa che l’Italia potrebbe uscire dall’Euro?
Sarebbe una tragedia, così come se a uscire fosse la Grecia. Il problema è che la Bce sta gestendo l’Euro nel modo sbagliato. Stanno provando a finanziare la solvibilità, quando si tratta di una valuta. L’idea di una valuta comune è meravigliosa per l’Europa, ma quella di una politica fiscale comune non lo è affatto.

Come dicevamo, dopo aver aumentato le tasse l’Italia ha rivisto al ribasso le stime sugli introiti fiscali attesi di 3,5 miliardi di Euro. Questo confermerebbe la sua teoria. Cosa ne pensa?
O non capiscono nulla di economia, oppure ascoltano solo i professori di Princeton e Harvard. Se tassi le persone che lavorano e dai soldi a persone che non lavorano, ottieni solamente più persone che non lavorano. Se tassi i ricchi e dai i loro soldi ai poveri, ottieni solamente più poveri e meno ricchi. Obama, per esempio, non lo capisce affatto.

Che idea si è fatto di Monti?
Sono fiducioso. L’Italia però non ha pieno controllo su ciò che succede in casa sua. È nel vortice dell’economia globale e quindi non è uno degli attori principali. L’Italia è più soggetta agli errori di Barack Obama che a quelli del suo governo. Sono pochi i Paesi europei che stanno andando bene, e non perché gli altri abbiano pessimi leader: semplicemente sono quelli che non hanno avallato pacchetti di stimolo. L’Italia l’ha fatto e ora si ritrova a pagarne le conseguenze.

Qual è il suo giudizio su Obama?
Barack Obama ha fatto un pessimo lavoro con l’economia americana e questo si è riflettuto anche sull’Italia. L’economia può prosperare e crescere solamente con una minore presenza del governo, non con una maggiore intrusione. La spesa del governo è importante, è necessaria e nessuno lo mette in discussione. Ci sono però dei limiti, che abbiamo superato. Il governo non crea prosperità. Il governo non crea risorse ma le ridistribuisce.

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