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Italia

Sterminò un’intera famiglia: niente carcere per il pirata della strada

Di Redazione15 giugno 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Nessun giorno di carcere per il pirata della strada

Nessun giorno di carcere per il pirata della strada

TRAPANI — “E’ una vergogna. Ci rivolgeremo al presidente Napolitano”. Non usano mezzi termini i congiunti della famiglia Quinci per commentare la sentenza che ha visto condannato a 2 anni di reclusione, pena sospesa, l’individuo che ha sterminato i loro parenti.

Era il 15 gennaio dall’anno scorso quando Fabio Gullotta, 22 anni, sfrecciava con la sua Bmw per le stradine di Campobello di Mazara, in provincia di Trapani. Viaggiava a 120 chilometri all’ora. Ha investito in pieno la Fiat 600 a bordo della quale viaggiavano Lidia Mangiaricina e i suoi due bambini di 10 e 12 anni. Tutti morti nell’impatto.

L’unico a sopravvivere all’incidente fu il capofamiglia: Baldassare Quinci, 43 anni, maresciallo dell’aeronautica. Ma quando uscì dall’ospedale non resse al dolore per la morte dei bambini e della moglie. Qualcuno, in maniera infame, adombrò il concorso di colpa. Sei mesi dopo il militare si suicidò, impiccandosi a una trave.

Ora chi ha causato la tragedia, colui che ha sulla coscienza la vita di quattro persone, se la cava con due anni di condanna. Ma non sconterà nemmeno quelli, non farà un giorno di carcere perché la pena è stata sospesa. Ma che paese siamo?

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