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Isola

Mapello, il caso del bimbo bocciato in prima elementare

Di Redazione14 giugno 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Bimbi accompagnati dai genitori a scuola

Bimbi accompagnati dai genitori a scuola

MAPELLO — Sta facendo molto discutere la vicenda di un bimbo bocciato in prima elementare in una scuola di Mapello, dopo aver frequentato per i primi cinque mesi dell’anno un altro istituto scolastico di Locate. Ecco la ricostruzione fornita dai genitori, attraverso una lettera inviata alla nostra redazione. Il caso è estremamente delicato. Pertanto abbiamo omesso il nome del bimbo e i riferimenti personali. Si tratta, lo ribadiamo della versione dei genitori, in attesa che le scuole diano la loro.

“Egregio direttore,
le scrivo per sottoporle all’attenzione l’incresciosa vicenda di nostro figlio, frequentante la prima elementare alla scuola primaria di Mapello, in provincia di Bergamo, il paese dove io, mia moglie e i ragazzi ci siamo trasferiti all’inizio dell’anno in corso.

Il nostro è un bambino solare, in pace col mondo e sognatore e chiunque lo abbia conosciuto ne è rimasto affascinato, vuoi forse per il fare “d’altri tempi” verso le persone e verso i genitori, coi quali ha un rapporto splendido. Nato di 34 settimane, all’asilo è stato molto assente perché, nei primi due anni è sempre stato malato e avrà frequentato in tutto si è no due mesi di asilo, di conseguenza non ha potuto raggiungere i livelli richiesti dagli insegnanti. Spostato all’asilo di Locate, ha incontrato maestre meravigliose che lo hanno portato a recuperare quasi tutto il tempo perso, con gran fatica e impegno da parte del bambino. Su consiglio delle maestre e di suor Anna (che mai finirò di ringraziare per la sua fantastica capacità di comprendere i piccoli) abbiamo portato il nostro bambino alla Asl di Bonate Sotto per una valutazione psico-fisica-neurologica preventiva, proprio perché ci avevano detto che sarebbe potuta servire per la scuola elementare qualora qualcuno avesse messo in dubbio le capacità di nostro figlio. Dalle analisi delle dottoresse è emerso un quadro normale, di un bambino perfettamente sano sotto tutti i punti di vista.

Questa relazione è stata data alla scuola elementare di Locate dove all’inizio avevamo iscritto il bimbo (abitavamo a Ponte S. Pietro). Dopo qualche mese il bimbo ravvisava cambi d’umore, faceva la pipì a letto (mai fatta in vita sua) gridava spesso. Io e mia moglie abbiamo chiesto chiarimenti alla scuola perché dai discorsi del piccolo era una delle maestre a creare questi problemi perché “urlava sempre” e lo terrorizzava. Abbiamo avuto un confronto con il preside e due maestre, fra cui quella indicata. All’inizio la signora ha dimostrato subito un pregiudizio nei confronti nostri e del bambino, poi ho cercato di riportare i toni verso un livello decisamente civile e ho più volte ribadito la mia stima nei confronti della signora, alla quale davamo tutta la fiducia che presupponessimo meritava.

All’inizio di quest’anno traslochiamo in una villetta a Mapello, nostro sogno da sempre non vivere in condominio per dare ai figli un giardino, natura e tranquillità. La scuola del paese ci dà la possibilità di avere il pulmino che preleva il piccolo quasi davanti casa e per noi è l’ideale. Il 26 Gennaio il bimbo inizia la scuola ma una delle maestre gela subito mia moglie chiedendole stizzita il perché abbiamo trasferito il piccolo ora e non all’inizio dell’anno (testimone della vicenda un altro mio figlio di 29 anni) come se la cosa le desse molto fastidio ma non potesse avere alternative. Ci siamo subito resi conto delle differenze di metodo usato per nostro figlio rispetto agli altri bambini: compiti diversi, un insegnante “di aiuto” per alcune ore senza che nessuno ci avvisasse della cosa (il direttore scolastico, bontà sua, mi disse che loro non sono tenuti ad informarci. Ma stiamo scherzando?).

Dopo un mese e mezzo viene detto a mia moglie che il bimbo dovrebbe ripetere l’anno! Ho parlato con diversi insegnanti e psicologi, amici e non, i quali mi hanno confermato l’assoluta impossibilità professionale ad affermare una cosa del genere dopo così poco tempo a meno che tale affermazione non sia motivata da un preconcetto esistente verso il bambino.

Mia moglie era sotto shock -ovviamente- e preoccupata per come il bambino vivesse questa incresciosa “ghettizzazione” da parte di queste persone. Compito di chi insegna non è forse portare alunni provenienti da classi, culture, preparazione e gradi di apprendimentodiversi, ad un livello omogeneo? Sta all’insegnante adeguarsi ai diversi bimbi e portarli dove la scuola prevede che siano alla fine dell’anno e non il contrario, almeno per i piccoli. Il concetto che pretende che tutti partano allo stesso livello mi sembra fantasioso ed un tantino demagogico.

Ora, dopo che Roberto ha finito la scuola, il direttore scolastico e il corpo insegnante vogliono far passare la bocciatura del bambino come un ‘bene per il bambino e la sua autostima!’. Mia moglie durante il colloquio si è sentita dire che per il bene del piccolo è meglio che sia bocciato così potrà interrogarsi sul perché è stato bocciato, così da migliorarsi. Un bambino di sei anni? Un adulto può porsi una domanda del genere, fare “autocritica”, ma un bimbo la prende come una punizione! Ma che razza di insegnante è una persona che ragiona così? Per non parlare del fatto che ha dovuto cambiare scuola a Gennaio e ambientarsi ai nuovi compagni, ai nuovi insegnanti e ora per il suo bene e “autostima” glieli cambiamo di nuovo?

Io da padre ieri sera ho dovuto asciugare le lacrime di mio figlio che ha saputo che la maestra, a cui voleva bene, non lo vuole mandare in seconda! E’ questa la scuola che deve formare gli uomini di domani?

Una volta un bambino distratto era considerato un po’ birbante, ora lo devi portare dal neuropsichiatra infantile perché sicuramente ha un deficit o un ritardo. Prima un bimbo si definiva vivace, oggi iperattivo e bisogna approfondire; prima era un giocherellone e ora è immaturo, prima era un mammone ora ha un rapporto morboso e oscuro con la mamma.

Quando la sua maestra mi scrive sul diario “…ho dato ha Roberto una scheda” (con l’acca) è un madornale errore oppure è una creativa? Mi dica lei, che rappresenta l’istituzione scolastica, cosa dovrei fare ora con mio figlio e con una scuola che sta tentando in tutti i modi di rovinargli la vita, la vita che lui ama così tanto”.

LETTERA FIRMATA

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