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Quarantacinque donne uccise in 5 mesi: legge stalking fallita

Di Redazione11 giugno 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Impressionanti i dati sulla violenza fisica e psicologica nei confronti delle

Impressionanti i dati sulla violenza fisica e psicologica nei confronti delle

ROMA — Sono 46 le donne uccise negli ultimi cinque mesi in Italia. Il 13 per cento di loro aveva presentato denuncia per stalking, e purtroppo i dati e i numeri, oggettivi, non possono rendere conto della soggettività di queste donne, che forse subivano pesanti molestie e atti persecutori e avevano deciso di non denunciare. Sono pesantissimi i dati forniti dall’ultima ricerca dell’Osservatorio nazionale stalking sulla situazione della donne nel nostro paese.

Secondo l’Osservatorio, il 35 per cento delle vittime non presenta denuncia. I motivi sono i più svariati: la sfiducia verso le autorità (nessuna garanzia di sicurezza o protezione dopo la denuncia), la paura di peggiorare la situazione persecutoria (uno stalker su tre dopo la denuncia/condanna continua a perseguitare la vittima, non di rado arrivarndo all’omicidio), la difficoltà a far fronte alle spese legali in quanto il patrocinio gratuito non è previsto per tutti (e la vittima che decide di denunciare deve affrontare da sola ingenti spese), il fatto di voler aiutare il presunto autore senza farlo condannare, dato nel 90% circa è un conoscente o un familiare.

Per informare e coinvolgere la cittadinanza sul tema dello stalking e della violenza psicologica, l’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia e l’Osservatorio Nazionale Stalking hanno organizzato la 3° campagna nazionale di sensibilizzazione alla violenza psicologica e stalking che toccherà, dal 14 al 28 giugno, le città di Caserta (14 giugno), Zungri(VV) 15 giugno, Roma (20 giugno), Oria(BR) 21 giugno, Sulmona(AQ) 22 giugno, Milano (28 giugno) e Lucca (29 giugno). Tutte le informazioni aggiornate su orari e location sul sito www.stalking.it.

Gli omicidi sono in aumento esponenziale. Chiaro segnale del fatto che si faccia poca prevenzione. La legge sullo stalking non ha ottenuto i risultati sperati: la sola coercizione non è sufficiente ad arginare l’ossessione dello stalker, che lo rende un soggetto piuttosto “impermeabile” alle disposizioni della legge.

L’Osservatorio nazionale stalking sostiene da anni che sia assolutamente necessaria, a completamento della legge 612-bis, la previsione di un percorso di risocializzazione per lo stalker, al fine di chiudere il circolo della violenza. Uno stalker che non viene seguito da psicologi e psicoterapeuti sovente continua a molestare la vittima o sposta la sua ossessione su un’altra persona. Un valido connubio legislativo dovrebbe affiancare giustizia punitiva e riparativa, specialmente per quanto riguarda la complessa realtà dello stalking.

Insito nel concetto di giustizia non è solo il dovere di punire chi infrange una legge con comportamenti inaccettabili in una società civile, ma anche e soprattutto l’obbligatorietà di garantire il diritto alla tutela dell’integrità fisica e psicologica alle persone che vi ricorrono con la speranza di essere protette.

“Non è paradossale che questo diritto alla protezione passi per il dovere di non lasciare un individuo libero di tornare a perseguitare la vittima una volta scarcerato. In mancanza di un’autentica tutela della persona offesa, l’effetto della punizione sul reo è nullo: pura retorica e illusione di giustizia. Il grave rischio è quello di aumentare la giustizia “fatta in casa”, in quanto la fiducia della vittima di stalking verso le autorità crolla inesorabilmente”, denunciano dall’Osservatorio.

Sono molte le vittime che continuano a vivere nel terrore dopo una denuncia e dopo una condanna del persecutore: il loro diritto alla libertà è sempre limitato dalla necessità di continuare a nascondersi dallo stalker per evitare di ri-sottoporsi alla sua furia vendicativa, assolutamente non azzerata dalla detenzione (spesso inasprita).

“Sarebbe decisamente più produttivo ed efficace – per evitare di reinserire nella società un individuo i cui meccanismi sono rimasti gli stessi – lavorare sullo stalker. Solo operando in direzione di “guarire” le modalità relazionali inadeguate dello stalker, si può garantire alla vittima (e anche al persecutore stesso) un’autentica risoluzione del conflitto che ha originato la persecuzione. Questa sarebbe una giustizia decisamente più completa di quella carente a cui si appellano molte vittime che denunciano il persecutore nella vana illusione di essere protette, in quanto i fatti di cronaca hanno abbondantemente dimostrato quanto spesso uno stalker punito non sia assolutamente uno stalker fermato e “cambiato”, ma semplicemente una persona libera di tornare a perseguitare ed eventualmente uccidere la vittima” spiegano ancora dall’osservatorio.

“La prevenzione parte dall’azione diretta sullo stalker, soggetto che deve essere fermato in tempo e con gli strumenti adeguati, lo stalking rimarrà un allarme sociale irrisolto. Il nostro appello è rivolto in special modo al ministro Elsa Fornero” conclude l’Osservatorio.

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