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Mamme e Bimbi

Bimbi e iperattività: troppo allarmismo?

Di Redazione8 giugno 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Età pediatrica

Età pediatrica

C’è forte discussione nel mondo scientifico per le valutazioni sull’iperattività dei bambini e i suoi risvolti patologici. Al 68° congresso della Società italiana di pediatria, Paolo Curatolo, psichiatra dell’Università Tor Vergata di Roma ha posto l’accento sugli sbalzi di umore di ragazzi in età adolescenziale: “Facile irritabilità, cambiamenti repentini dell’umore, isolamento, perdita di interessi, scarsa tolleranza alle frustrazioni sono campanelli d’allarme che devono indurre la famiglia a vigilare“. Ma, sempre secondo Curatolo, tra i fattori di rischio rientra il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd), che interesserebbe il 3 per cento della popolazione pediatrica e che in un terzo dei casi tende ad aggravarsi e a complicarsi portando “a problemi psichiatrici nell’età giovanile tre volte tanto rispetto a chi non ha l’Adhd”.

Subito è polemica, con la dichiarazione di Emilia Costa (Professore Emerito di Psichiatria, già 1^ Cattedra di Psichiatria di Roma La Sapienza
e Primario di Psicofarmacologia all’Umberto I di Roma): “Sono assai perplessa e anche preoccupata per questa tendenza di certi colleghi all’ipermedicalizzazione di comportamenti assolutamente normali. Da che mondo è mondo, le variazioni di temperamento sono parte integrante del periodo adolescenziale: definire ‘campanelli d’allarme’ atteggiamenti come l’irritabilità, i cambiamenti d’umore e la scarsa tolleranza alle frustrazioni da parte dei ragazzi mi pare solo fare sensazionalismo. Come non bastasse, si fa una specie di ’scienza lotteria’: i preadolescenti italiani iperattivi non sono affatto il 3% della popolazione pediatrica, qui si danno numeri a caso pur di fare allarmismo e giustificare interventi farmacologici spesso inappropriati. Non ci stupiamo poi se centinaia di migliaia di minori si auto-somministrano psicofarmaci, come confermano le statistiche più recenti. Ormai siamo noi adulti il problema, e siamo un pessimo modello: tutto è patologia, tutto è da medicalizzare, con il risultato che poi magari non si interviene sui casi davvero meritevoli di attenzione medica”.

Anche Luca Poma – giornalista e portavoce di Giù le Mani dai Bambini, iniziativa italiana di farmacovigilanza in età pediatrica in Italia (www.giulemanidaibambini.org) – interviene nel dibattito: “Stupisce che i pediatri italiani – notoriamente seri e affidabili – diano spazio a queste posizioni sensazionalistiche e senza fondamento scientifico. Affermazioni allarmistiche di questo genere, accompagnate da numeri campati in aria e senza alcun riscontro con la realtà statistica italiana, non fanno altro che aumentare il senso di ansia dei genitori e aprire la porta agli abusi di psicofarmaci, magari in auto medicazione con intenti erroneamente preventivi”.

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