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Bergamo

Bonanni a Bergamo: giù le tasse e vendere i beni demaniali

Di Redazione7 giugno 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il segretario nazionale della Cisl Raffaele Bonanni

Il segretario nazionale della Cisl Raffaele Bonanni

BERGAMO — “Siamo coinvolti in uno scenario economico e sociale mai cosi denso di problematicità e mai cosi carico di incognite per il futuro”. Così Ferdinando Piccinini, segretario generale della Cisl di Bergamo, ha aperto i lavori del consiglio generale del sindacato orobico, alla presenza di Raffaele Bonanni.

Segretari e operatori della struttura bergamasca hanno presentato al leader la situazione di un’area un tempo ai vertici della manifattura e dell’economia, oggi alle prese con una crisi che sta minando nel profondo il tessuto produttivo.

“Una crisi economica ancora profonda che coinvolge importanti settori della nostra economia con tutte le ripercussioni sul versante del lavoro e sul versante sociale che non sarà purtroppo di breve durata. Questi temi oggi assumono una rilevanza fondamentale e chiamano in causa una rinnovata capacità sindacale di coesione internazionale e di maggiore protagonismo.
È pressante l’esigenza di governare meglio e definire proposte su tutto il tema fondamentale delle politiche del lavoro, che significa per noi costruire proposte per un salto di qualità del sistema di istruzione e formazione, di governo dell’apprendistato che è fondamentale per i giovani, di percorsi di riqualificazione effettivamente mirato ai fabbisogni delle imprese. La proposta che vogliamo mettere in campo – conclude Piccinini – confrontandoci con gli altri soggetti sociali e economici del territorio è di costruire le condizioni per creare un fondo di mutualità dei lavoratori bergamaschi per interventi che sostengano le criticità sociali di questa fase (che, occorre ribadire, sarà lunga), per sostenere le famiglie, per dare maggior respiro a iniziative di impresa sociali”.

La situazione economica è stata resa lampante anche dall’intervento di Gabriele Mazzoleni, segretario generale della Filca, che ha “snocciolato” i dati dell’occupazione degli edili nella provincia che un tempo è stata la patria dei lavoratori dell’edilizia “e oggi deve fare i conti con una crisi che in soli tre anni ha visto sparire 600 imprese e più di 5000 posti di lavoro. La situazione è drammatica, e se lo dice Bergamo credo che non ci siano alibi né tantomeno esempi diversi da portare”.

Sul piano più politico è intervenuto Valentino Gervasoni, segretario generale della Fim. “A quattro anni dall’inizio della crisi internazionale siamo in piena recessione. Abbiamo affrontato efficacemente come priorità assoluta la gestione delle crisi aziendali; ci siamo dati obbiettivi strategici per uscire dalla crisi mettendo al centro la battaglia per la riforma fiscale ( ridurre imposte sul lavoro e sulle pensioni, lotta all’evasione fiscale, patrimoniale, riduzione dei costi della politica). Abbiamo fatto tre manifestazioni nazionali su queste parole d’ordine, quella del 16 giugno sarà unitaria; un segnale positivo frutto della pazienza con cui la Cisl ha tentato di ricucire dei percorsi unitari”.

“Il bilancio non è però rassicurante – ha proseguito -. Siamo stati spesso inascoltati e a volte buggerati. Se i lavoratori si iscrivono al nostro sindacato significa che ci riconoscono l’impegno, ma servono risultati. Si avvia la stagione dei rinnovi dei contratti nazionali per molti settori e per milioni di lavoratori; è urgente conseguire qualche risultato sul versante fiscale per non vanificare i risultati economici degli stessi rinnovi dei CCNL. E’ compito nostro, della Cisl, rilanciare una fase di unità d’azione Confederale con un’impronta fortemente riformista per stanare governo e politica. Occorre definire obiettivi chiari con CGIL e UIL, darci una strategia negoziale puntuale e costringere il governo a confrontarsi con tutto il sindacato; se il governo non ci ascolta questo percorso val bene un sciopero unitario finalizzato a conseguire risultati tangibili per i lavoratori”.

Raffaele Bonanni, nel suo intervento, ha voluto ricordare la ricetta della Cisl per una uscita dalla crisi più veloce possibile. “Abbassare le tasse e vendere i beni demaniali. In tutto il mondo i Paesi in difficoltà economica abbassano le tasse per corroborare i consumi e far crescere l’economia. Mentre qui abbiamo una recessione che sta rodendo le ossa dell’economia italiana, e invece di ridurre le tasse soprattutto alle persone meno abbienti le si carica di altre tasse. C’è un accanimento contro i ceti deboli e una sopravvalutazione dei ceti più forti. Oltre a tagliare le tasse bisogna anche vendere i demaniali, perché se non si vendono i beni dello Stato si finirà col vendere le persone”.

“Mario Monti è il migliore nel suo campo ma fa il grave errore di non accettare il dialogo. Il governo tecnico ha più forza e qualità di un governo politico, ma non può essere avulso dalla realtà. Perché per smuovere situazioni bloccate da vent’anni c’è bisogno di un clima che si raggiunge solo se c’è dialogo. E’ mortificante che si rifiuti il colloquio con realtà sociali che hanno dimostrato di avere responsabilità” ha aggiunto Bonanni.

Una stoccata anche alla “lacrimosa Fornero. “La sua riforma – ha continuato Bonanni – è farraginosa e incapace di cogliere gli elementi essenziali che servono alle imprese e ai lavoratori. Per fortuna in Parlamento si è riusciti a fare delle modifiche. Salari più alti e prodotti più competitivi: questi gli elementi necessari all’economia”.

“Io concordo con ciò che ha detto Squinzi nel suo discorso di insediamento – ha spiegato Bonanni – Bisogna rivedere le relazioni industriali per dare alle aziende più produttività. Ma bisogna rendere i prodotti maggiormente competitivi e raggiungere salari più alti: sono gli unici modi per rendere le aziende più forti e l’economia più vivace. Per farlo serve una maggiore cooperazione. I prossimi rinnovi contrattuali dovranno essere imperniati su questo punto di vista, oltre che a considerare maggiormente i fattori di sviluppo. Il ruolo del sindacato deve essere quello di stimolo su questioni come l’energia e le tasse che costano troppo per le imprese, e poi interventi su infrastrutture, istruzione, preparazione professionale, strutture comuni. Tutti parlano di crescita e nessuno di come farla”.

Stefano Contu

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