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Politica

Retroscena Pdl: ecco come è andato il No tax day

Di Redazione5 giugno 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Marco Pagnoncelli al No tax day di sabato scorso

Marco Pagnoncelli al No tax day di sabato scorso

BERGAMO — Stringere i ranghi, serrare le fila. Di errori politici ne sono stati fatti tanti, a tutti i livelli, ma ora i problemi dell’Italia sono ben altri, a partire dall’economia. E’ unanime la voce dei parlamentari bergamaschi del Pdl, protagonisti sabato pomeriggio, festa della Repubblica, del “No tax day” organizzato dalla Giovane Italia alla Casa del giovane di Bergamo.

C’erano Gregorio Fontana, Giorgio Jannone, Alessandra Gallone, Massimo Corsaro e persino Maria Stella Gelmini, il cui iperattivismo in Bergamasca lascia presagire sviluppi tutti da analizzare. C’erano il segretario provinciale Angelo Capelli e il suo vice Mangano. E c’era più o meno tutto il vertice del partito in Bergamasca. Mancava Marcello Raimondi per un impegno di natura personale, decisamente inderogabile. Assenti del tutto gli uomini dell’ex segretario provinciale Carlo Saffioti, ma qui la questione è politica.

Più che di battaglie interne, tuttavia si è voluto parlare di grandi temi nell’assise di sabato. La situazione economica è grave. Il lavoro non c’è, le tasse abbondano, le imprese chiudono, le famiglie annaspano, il consenso si dissolve. Per questo non è più tempo di divisioni interne, ha sottolineato Jannone. O si lavora tutti insieme o si muore. E i segnali che il partito sia moribondo ci sono tutti. I risultati delle elezioni sono lì a testimoniarlo. Mentre i sondaggi danno il Pdl a un drammatico 16 per cento, forse anche meno.

Seppellire dunque l’ascia di guerra e far gruppo, anzi partito, è l’invito sentito dei parlamentari. Una coesione che deve farsi sentire forte sull’asse Bergamo-Roma, come mai prima. Perchè non ha alcun senso “farsi reciprocamente la piega” mentre la nave sta affondando.

Che la situazione del Paese, e di conseguenza del Pdl che ne è stato per anni la personificazione politica, sia difficile, è cosa nota prima di tutto ai presenti. Il partito soffre e l’allarme non può essere ignorato. Dice giusto Jannone, più realista del re: serve autocritica perché la credibilità del Pdl si è volatilizzata.

E dire che seduti accanto a lui ci sono i “padri” di due riforme importanti che, piaccia o meno, sono state epocali: Mariastella Gelmini e Gregorio Fontana. La prima, ideatrice della riforma dell’Università. Il secondo, autore della legge sull’abolizione della leva obbligatoria.

Eppure in un paese che ha bisogno di riforme come del pane, ciò non basterà. E’ il sentore del popolo che è cambiato. Aver vissuto gli ultimi anni sulle fortune mediatiche di Berlusconi, distanti dai problemi veri della gente, ci farà pagare lo scotto, confida a quattr’occhi il segretario provinciale Capelli.

La prossima tornata elettorale sarà un disastro per i pidiellini: lo sanno tutti qui. Ma la Caporetto avrà un pregio: quello di selezionare un vero gruppo dirigente. Perchè è evidente che chi stava nel partito per posizioni di rendita emigrerà in altri lidi.

Poi, toccherà ricostruire. Dalla buona politica, da quelle azioni e da quegli ideali che fecero di Berlusconi la novità del 1994, ha detto Alessandro Sorte in una recente intervista a Bergamosera. Ma Grillo docet: oggi servono nuove idee. Oppure rendere attuali quelle buone del passato. E non è detto che i giovani – anagraficamente parlando – del Pdl siano in grado di farlo.

E’ lo sforzo che dovranno mettere in campo. Bravissimi nella tattica e sui nuovi media, ai giovani pidiellini manca ancora quello slancio d’innovazione del pensiero politico che rende la politica vera guida di un paese.

E’ emerso con chiarezza anche al no tax day. Dai giovani sono arrivate molte (legittime) rimostranze, ma poche (indispensabili) soluzioni. E’ stato emblematico il gesto di Marco Pagnoncelli, vecchia volpe della politica, che in pieno dibattito si è alzato e ha scritto alla lavagna “W i giovani del Pdl”. Nessuna polemica, per carità, solo un sorriso. Ma chi conosce il linguaggio dell’ex segretario provinciale di Forza Italia, per l’occasione in jeans, ha già capito tutto. Per gli altri, bastino i tre minuti del suo discorso, buoni per tirare due fendenti al passato e al presunto futuro: al monarchico Saffioti “disperso” nel giorno della Repubblica, e ai moderni “formattatori”. Per formattare qualcosa serve prima di tutto un software – ha detto sibillino Pagnoncelli-, e per giunta privo di virus.

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