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Editoriali Politica

Imu: quell’improduttiva crociata della Santanché

Di Redazione5 giugno 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Daniela Santanchè

Daniela Santanchè

Daniela Santanchè da qualche giorno, attraverso interventi televisivi e altri mezzi di propaganda, porta avanti quella che evidentemente ritiene una giusta crociata, ma che in effetti è invece un grave attacco al nostro Stato di diritto. Un attacco contro uno Stato in gravissima difficoltà economica e finanziaria a malapena tamponata dall’attuale Governo tecnico, chiamato a risolvere una situazione creata da anni di malgoverno, false promesse e rappresentazioni che hanno portato l’Italia sull’orlo del baratro. Orlo del baratro sul quale ci siamo fermati, grazie appunto alle misure di urgente risanamento economico disposte dal Governo Monti.

Cosa sostiene la Santanchè, che di quella deleteria politica è stata una rappresentante governativa? Che l’Imu, la nuova tassa patrimoniale sugli immobili, abitativi e non, sostitutiva dell’Ici che i precedenti governi avevano ridimensionato e poi in parte abolito, non deve essere pagata, essendo di dubbia costituzionalità e comunque iniqua.

A parte la troppo facile considerazione che la dichiarazione di costituzionalità o meno di una legge votata dal Parlamento spetta alla Corte Costituzionale, va sottolineata la gravità devastante e destabilizzante che sortite come quella della Santanchè possono generare, non solo nell’opinione pubblica, ma nella stessa credibilità del Paese. Credibilità che l’Italia ha saputo faticosamente riconquistare grazie all’azione del Governo tecnico che ha in qualche modo ha saputo risanare i conti pubblici, introducendo norme che indubbiamente avranno una pesante ricaduta sui cittadini per i sacrifici che sono chiamati a sopportare, ma necessarie per consentire all’Italia almeno di arrestarsi sul bordo del baratro e trovare tempo e risorse per indietreggiare attraverso i futuri provvedimenti finalizzati alla crescita del Paese.

Ora, uno dei pilastri su cui si fonda l’azione di risanamento è appunto la reintroduzione dell’Ici, nella nuova forma dell’Imu, anche sulla prima casa di abitazione. Reintroduzione giustificata dalla necessità di trovare risorse fiscali in un Paese in cui l’evasione fiscale è pari a cinque volta una manovra fiscale. In tale vergognosa situazione, in cui a pagare l’80 per cento delle imposte dirette sono i dipendenti e i pensionati, che altro poteva fare il Governo se non colpire i beni che non possono essere tenuti nascosti al fisco?

E’ fin troppo facile cercare consensi incitando alla disobbedienza fiscale. Nessuno è naturalmente contento di pagare le tasse, ma che tale incitamento provenga da chi, in un certo senso, è rappresentante di una forza politica, il Pdl, che in Parlamento ha votato a favore dell’introduzione di questa norma fiscale, è circostanza che non può che lasciare allibiti.

Non pagare l’Imu riporterebbe l’Italia indietro di mesi, azzererebbe nuovamente la sua credibilità internazionale facendo venir meno una fondamentale risorsa su cui si regge l’azione governativa contenuta nel decreto “Salva Italia”.

E’ desolante quanto sta accadendo. A meno che non si voglia riportare l’Italia nella situazione di pre-catastrofe che faticosamente il Governo tecnico ha evitato almeno finora. Se così fosse, sarebbe un attacco insensato allo Stato e a tutti noi, per fini prettamente elettorali.

Fortunatamente gli italiani hanno capito la situazione e hanno già dato concreti segnali di saper sopportare anche sacrifici gravosi, hanno capito che solo così si può sperare di uscire dalla grave crisi che attanaglia l’Italia, l’Europa e l’euro Hanno accettato la modifica delle pensioni, gli aumenti dei costi dei servizi, le nuove imposizioni fiscali, perchè convinti della necessità di tutto ciò.

Ora, chi rema contro si pone in una situazione di improduttiva contestazione e va con ogni mezzo combattuto, esecrato ed isolato, fosse anche la signora Santanchè.

Patrizia Siliprandi
Movimento “Uniti per cambiare”

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