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Tav: se Treviglio si prende gli oneri ma non i servizi

Di Redazione24 maggio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Un treno ad alta velocità

Un treno ad alta velocità

TREVIGLIO — Qualcuno la considera un’assurdità. Ma Treviglio non può permettersi di restare tagliata fuori dai traffici ferroviari più moderni e importanti, come la Tav. Ne va del futuro della seconda città della Bergamasca.

Treviglio è il secondo snodo ferroviario della Lombardia, dopo Milano. Si trova lungo la direttiva Milano-Brescia-Venezia, una delle più trafficate d’Italia. Mentre il Trevigliese è la zona su cui convergeranno i maggiori investimenti regionali dei prossimi anni: tav, raccordi fra autostrade, interconnessioni, e Brebemi.

Ma i trevigliesi non possono permettersi che l’arrivo delle grandi strutture di trasporto si trasformarmi in una beffa. Perché non ha alcun senso che talune opere consumino territorio senza restituire servizi. Prendiamo la tav. Dal Trevigliese passeranno i treni ad alta velocità. Nelle scorse settimane sono partiti i lavori per il tratto Treviglio-Brescia. Un nuovo tracciato di 39,6 Km a doppio binario, con un investimento complessivo di 2,05 miliardi di euro. Insieme ai primi 27 Km già attivi tra Milano e Treviglio, costituiscono parte di una tratta complessiva, tra il capoluogo lombardo e Verona, di 140 Km. Sono in costruzione ponti, viadotti, tratti sopraelevati e quant’altro. Attraverseranno come un fendente un paesaggio in gran parte ancora rurale e agricolo, con tutte le conseguenze del caso. Ma accollarsi l’onere della struttura senza goderne dei benefici sarebbe un suicidio. In altre parole, serve una fermata tav Treviglio, al di là delle interconnessioni già previste.

Dalla stazione di Treviglio transitano oltre duemila persone al giorno. La struttura è stata rifatta di recente. Dopo 17 anni di battaglie, hanno costruito un ascensore per disabili che porta alla banchina 1. Le restanti sono irraggiungibili per le persone in carrozzella. Ma questa è un’altra storia.

Una fermata a Treviglio rallenterebbe la corsa dei supertreni in arrivo dalla vicina Milano, è la motivazione ufficiale di chi si oppone a questa linea. Troppo vicino alla stazione di Melzo, dicono. Poi però si scopre che sul tavolo c’è anche l’ipotesi di fermare i supertreni anche a Desenzano, che si trova a 15 chilometri dal capoluogo veronese. O a Sirmione che, nonostante il turismo estivo, forse d’economia ne fa un po’ meno del laboriosissimo territorio trevigliese. Lo stesso accade a Mestre, dove i supertreni si fermeranno nonostante la stragrande maggioranza dei viaggiatori sbarcherà 5 chilometri più avanti, a Venezia.

Ma badate, non si tratta di un confronto campanilistico (come invece sostiene un recente volume in libreria). La questione è di distribuzione dei servizi e di strategia economica complessiva. E’ difficile pretendere che una struttura della portata della Tav fermi anche in città minori. Il problema è che le città più piccole, nella fattispecie Treviglio, spesso non hanno altra alternativa – Eurostar o Eurocity – che possa rendere agevole i collegamenti con i capoluoghi delle regioni vicine. Pertanto chi deve viaggiare oltre i confini bergamaschi deve far sempre riferimento a Brescia o Milano, con i tempi che si inevitabilmente si allungano. Il che penalizza fortemente chi deve viaggiare per lavoro verso città che non siano Milano. E di conseguenza il giro d’affari di questa parte della provincia.

In un’epoca dove tutto sta diventando rete, pensare di gestire un territorio come legato (e strettamente dipendente) da un solo centro (nello specifico il capoluogo meneghino) è un errore marchiano che le istituzioni locali e regionali si ostinano a non vedere. Treviglio, non fosse altro per il volume d’affari generato e gli investimenti che pioveranno sul suo territorio, ha il sacrosanto diritto e dovere di avere infrastrutture e collegamenti all’altezza.

Negli Usa, ogni Stato della Federazione compete con gli altri per fornire le migliori infrastrutture, e quindi attirare investimenti produttivi. Le aziende si spostano sul territorio e s’insediano dove trovano servizi più adeguati – autostrade, aeroporti, ferrovie, energia e banda larga -, e in cambio pagano volentieri le tasse allo Stato stesso. Si chiama federalismo: quello vero. In Italia, patria del federalismo a parole, pare che le Regioni – spesso supine di fronte ai colossi -, facciano a gara per togliere servizi ai cittadini e opportunità alle piccole e medie imprese. Eppure di tasse ne paghiamo molte più degli americani.

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