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Brindisi, attentato anomalo: da quando la mafia uccide con le bombole?

Di Redazione20 maggio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gli investigatori sul luogo dell'attentato

Gli investigatori sul luogo dell'attentato

BRINDISI — Da quando la mafia colpisce con le bombole a gas? Sono molti gli aspetti che non quadrano nell’attentato alla scuola di Morvillo Falcone di Brindisi avvenuto ieri mattina e costato la vita a una ragazza di 16 anni, mentre un’altra è in gravissime condizioni.

Gli esperti dell’antiterrorismo cercano indizi preziosi per le indagini. Nel frattempo sono in molti a nutrire dubbi sulla pista mafiosa. Innanzitutto la mafia, di solito, utilizza i molti esplosivi di cui dispone. Semplicemente perché sono più affidabili di un timer improvvisato con bombole di gas. Inoltre perché, si chiedono gli osservatori, la Sacra Corona Unita, che detiene il controllo delle attività illegali e oltremodo lucrose di quella zona d’Italia, dovrebbe sfidare lo Stato rischiando una pesantissima repressione? Allo stesso modo, perché attaccare una scuola attirando su di sé le ire e lo sdegno dell’intero paese?

No, la cosa non quadra. Non ci sono precedenti attacchi a scuole da parte della mafia. “I mafiosi cercano il consenso sociale” ha detto il procuratore di Lecce Cataldo Motta. “E’ un fatto del tutto anomalo” ha commentato il capo della Polizia Manganelli nelle interviste di ieri. E la tecnica utilizzata non è propria delle associazioni mafiose. “La mafia ha a disposizione tonnellate di esplosivi, e di solito con quelli colpisce” ha spiegato l’ex procuratore capo di Milano Gerardo D’Ambrosio, uno che di terrorismo se ne intende.

Le bombole di gas sono state usate in passato solo da “cani sciolti”. Le ha utilizzate l’attentatore di Agrigento, convertito all’Islam radicale, nel suo tentativo di far saltar per aria il tempio della Concordia nel 2001. E poi nell’attentato alla metropolitana il 22 maggio 2002. Bombola di gas propano, sistemata dentro uno zainetto imbevuto di benzina. Tecnica rudimentale, di solito opera di gente poco esperta. Facile da fare, ma dalla dubbia efficacia.

E’ forse per questo che fra le ipotesi c’è anche quella di un atto dimostrativo finito male, per un possibile errore nella programmazione del timer. Certo è che l’attentato arriva a poche settimane di distanza da quello di Genova e dalle minacce del Fai. Oltretutto, in sospetta coincidenza con le elezioni amministrative. Insomma, è troppo presto per individuare un autore certo, o per ipotizzare mire eversive di stampo politico. Il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso lo ha detto chiaro: “Sono aperte tutte le ipotesi”.

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