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Economia

Europa, per uscire dalla crisi servono due monete

Di Redazione9 maggio 2012 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Tutta questa confusione di materia economico finanziaria, tra un premier che parla come un robot, e la gente che ci suicida, mentre i giullari e saltimbanchi, da Grillo in avanti fanno le proposte più strampalate magari scopiazzando da proposte politiche concrete come quelle di Marie Le Pen, ci fanno dimenticare che tra l’essere soffocati dall’Euro, che sta spostando i soldi nelle tasche della grande finanza, e il ritorno alla Lira, che ci trasformerebbe in un fuscello nella tempesta macroeconomica globale, esiste una terza via.

L’errore fondamentale nella politica dell’Euro è stata la pretesa di allineare economie tra di loro troppo distanti su parametri impossibili da raggiungere.

Fissare il cambio lira euro a quasi duemila lire, quando ragionevolmente mille e quattrocento sarebbe stato più adeguato, per ragioni di prestigio internazionale, e accettare di introdurre una rigidità interna al sistema funzionale solo all’economia tedesca sono responsabilità gravi del governo che le ha assunte, quasi l’economia fosse fatta non di numeri ma di storielle che si possono raccontare in un modo anziché l’altro.

E veniamo alla proposta. E’ di tutta evidenza che l’Europa è divisa tra due “livelli”. Le economie forti e le economie deboli. La distanza tra i due mondi è immane. E gli spread sono lì a dimostrarlo.

Due mondi richiedono due monete differenti. Con un cambio interno. Non ha senso pagare un differenziale di tasso di interesse così alto quando lo si può compensare con un differenziale di cambio.

E dunque lasciamo l’Euro alla Germania e introduciamo il nuovo euro per le economie deboli, con un tasso di cambio interno ragionevole: 0,65 o 0,70 a uno. Tenendo fissi i prezzi interni e applicando il cambio solo alle emissioni di debito pubblico e agli stipendi otterremo un aumento delle retribuzioni del 30 per cento, un aumento di competitività sui mercati internazionali dei paesi deboli ancora superiori e una competizione interna all’Europa lasciando libere le nazioni di scegliere come denominare la propria valuta.

Procurerà un poco di inflazione, ma l’inflazione è una ossessione tedesca, in Italia ci navighiamo benissimo.

In conclusione perché meglio due valute che abbandonare l’Euro, perché il nuovo euro si avvantaggerebbe di quello che per le economie deboli con l’Euro è stato un danno, un mercato comune, un sistema di economie condivise e simili che possano essere apprezzate internazionalmente in maniera organica e un patto di stabilità interno più elastico e differente. Ma in sostanza il fatto che un sistema di economie più grande di uno stato nazionale con una moneta flessibile è un boccone molto più scomodo per le grandi economie. E come si dice, si stava meglio quando si stava peggio.

Carlo Scotti-Foglieni

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